Luca 15, 11-32 Il figliol prodigo

11 Εἴπεν δέ, Ἄνθρωπός τις εἴχεν δύο υἱούς-
11 Poi disse: “Un uomo aveva due figli:

12 καὶ εἴπεν ὁ νεώτερος αὐτῶν τῷ πατρί, Πάτερ, δός μοι τὸ ἐπιβάλλον μέρος τῆς οὐσίας. Καὶ διεῖλεν αὐτοῖς τὸν βίον.
12 Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi la mia parte di ousía“. Ed egli divise la vita (βίον bíon) tra loro.

Vale la pena notare in questo versetto la presenza di due parole molto importanti nella terminologia usata in greco per parlarci del mistero della vita divina e trinitaria. Si tratta della parola ousía, usata nei concili per parlare dell’essere divino, e della parola bíon, che designa la vita. Di solito, queste due parole in questo versetto vengono tradotte in modo banale come se indicassero, la prima, la proprietà, la ricchezza e, la seconda, i beni. Ma questa parabola non parla solo della nostra realtà terrena, ma anche della relazione che ci lega a Dio, da cui riceviamo il nostro essere e la nostra vita. Al versetto 31 di questa stessa parabola, il Padre si rivolge al figlio maggiore dicendogli che tutto ciò che è del Padre appartiene anche al figlio. Questo Padre non tiene nulla per sé, ma condivide e offre la propria vita alle sue creature.

13 Καὶ μετ’ οὐ πολλὰς ἡμέρας συναγαγὼν ἅπαντα ὁ νεώτερος υἱὸς ἀπεδήμησεν εἰς χώραν μακράν, καὶ ἐκεῖ διεσκόρπισεν τὴν οὐσίαν αὐτοῦ, ζῶν ἀσώτως.
13 Dopo non molti giorni, riunito tutto, il figlio minore partì per un paese lontano e lì sperperò i suoi beni, vivendo senza riserve.

14 Δαπανήσαντος δὲ αὐτοῦ πάντα, ἐγένετο λιμὸς ἰσχυρὸς κατὰ τὴν χώραν ἐκείνην, καὶ αὐτὸς ἤρξατο ὑστερεῖσθαι.
14 Avendo costui speso tutto, ci fu una grande carestia in quel paese ed egli cominciò ad essere nel bisogno.

15 Καὶ πορευθεὶς ἐκολλήθη ἑνὶ τῶν πολιτῶν τῆς χώρας ἐκείνης- καὶ ἔπεμψεν αὐτὸν εἰς τοὺς ἀγροὺς αὐτοῦ βόσκειν χοίρους.
15 E essendosi messo in marcia, prese alloggio presso uno dei cittadini di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a nutrire i porci.

16 Καὶ ἐπεθύμει γεμίσαι τὴν κοιλίαν αὐτοῦ ἀπὸ τῶν κερατίων ὧν ἤσθιον οἱ χοῖροι- καὶ οὐδεὶς ἐδίδου αὐτῷ.
16 E avrebbe desiderato riempirsi il ventre con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliele dava.

17 Εἰς ἑαυτὸν δὲ ἐλθὼν εἴπεν, Πόσοι μίσθιοι τοῦ πατρός μου περισσεύουσιν ἄρτων, ἐγὼ δὲ λιμῷ ἀπόλλυμαι-
17 Poi, entrando in sé, disse: “Quanti servi (μίσθιοι) di mio padre hanno pane in abbondanza, mentre io qui sono distrutto dalla fame”.

18 ἀναστὰς πορεύσομαι πρὸς τὸν πατέρα μου, καὶ ἐρῶ αὐτῷ, Πάτερ, ἥμαρτον εἰς τὸν οὐρανὸν καὶ ἐνώπιόν σου-
18 Essendosi alzato: “Me metterò in cammino verso mio padre: Padre, ho errato contro il cielo e contro di te”:

19 καὶ οὐκέτι εἰμὶ ἄξιος κληθῆναι υἱός σου- ποίησόν με ὡς ἕνα τῶν μισθίων σου.
19 Non sono affatto degno di essere chiamato tuo figlio: trattami come uno dei tuoi servi (τῶν μισθίων)”.

20 Καὶ ἀναστὰς ἦλθεν πρὸς τὸν πατέρα αὐτοῦ. Ἔτι δὲ αὐτοῦ μακρὰν ἀπέχοντος, εἴδεν αὐτὸν ὁ πατὴρ αὐτοῦ, καὶ ἐσπλαγχνίσθη, καὶ δραμὼν ἐπέπεσεν ἐπὶ τὸν τράχηλον αὐτοῦ, καὶ κατεφίλησεν αὐτόν.
20 Quando si fu alzato, partì verso suo padre. Essendo egli ancora lontano, suo padre lo vide e fu commosso (letteralmente: nelle viscere); egli corse, lo abbracciò e lo baciò.

21 Εἴπεν δὲ αὐτῷ ὁ υἱός, Πάτερ, ἥμαρτον εἰς τὸν οὐρανὸν καὶ ἐνώπιόν σου, καὶ οὐκέτι εἰμὶ ἄξιος κληθῆναι υἱός σου.
21 Il figlio allora gli disse: “Padre, ho errato contro il cielo e contro di te e non sono affatto degno di essere chiamato tuo figlio”.

22 Εἴπεν δὲ ὁ πατὴρ πρὸς τοὺς δούλους αὐτοῦ, Ἐξενέγκατε τὴν στολὴν τὴν πρώτην καὶ ἐνδύσατε αὐτόν, καὶ δότε δακτύλιον εἰς τὴν χεῖρα αὐτοῦ, καὶ ὑποδήματα εἰς πόδας-
22 Allora il padre disse ai suoi servi (πρὸς τοὺς δούλους): “Portate la prima veste e vestitelo; dategli un anello per la mano e calzari per i piedi.

23 καὶ ἐνέγκαντες τὸν μόσχον τὸν σιτευτὸν θύσατε, καὶ φαγόντες εὐφρανθῶμεν-
23 Prendete il vitello ingrassato, uccidetelo e nel mangiarlo festeggiamo:

24 ὅτι οὗτος ὁ υἱός μου νεκρὸς ἦν, καὶ ἀνέζησεν- καὶ ἀπολωλὼς ἦν, καὶ εὑρέθη. Καὶ ἤρξαντο εὐφραίνεσθαι.
24 Poiché mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a rallegrarsi.

25 Ἦν δὲ ὁ υἱὸς αὐτοῦ ὁ πρεσβύτερος ἐν ἀγρῷ- καὶ ὡς ἐρχόμενος ἤγγισεν τῇ οἰκίᾳ, ἤκουσεν συμφωνίας καὶ χορῶν.
25 Il figlio maggiore era nei campi e, quando tornò, si avvicinò alla casa e udì la musica e le danze.

26 Καὶ προσκαλεσάμενος ἕνα τῶν παίδων, ἐπυνθάνετο τί εἴη ταῦτα.
26 E avendo chiamato a sé uno dei servi (παῖς), chiese che cosa fosse questo.

27 Ὁ δὲ εἴπεν αὐτῷ ὅτι ἀδελφός σου ἥκει- καὶ ἔθυσεν ὁ πατήρ σου τὸν μόσχον τὸν σιτευτόν, ὅτι ὑγιαίνοντα αὐτὸν ἀπέλαβεν.
27 Quest’ultimo allora gli disse: “Tuo fratello è venuto e tuo padre ha ucciso il vitello ingrassato, perché lo ha ricevuto in buona salute”.

28 Ὠργίσθη δέ, καὶ οὐκ ἤθελεν εἰσελθεῖν- ὁ οὖν πατὴρ αὐτοῦ ἐξελθὼν παρεκάλει αὐτόν.
28 Allora si arrabbiò e non volle entrare; quindi suo padre uscì e lo pregò.

29 Ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἴπεν τῷ πατρί, Ἰδού, τοσαῦτα ἔτη δουλεύω σοι, καὶ οὐδέποτε ἐντολήν σου παρῆλθον, καὶ ἐμοὶ οὐδέποτε ἔδωκας ἔριφον, ἵνα μετὰ τῶν φίλων μου εὐφρανθῶ.
29 Quest’ultimo, rispondendo, disse al padre: “Guarda, da quanti anni sono al tuo servizio (δουλεύω) e mai ho trasgredito uno dei tuoi comandamenti, e mai mi hai dato un capretto per banchettare con i miei amici”.

30 Ὅτε δὲ ὁ υἱός σου οὗτος ὁ καταφαγών σου τὸν βίον μετὰ πορνῶν ἦλθεν, ἔθυσας αὐτῷ τὸν μόσχον τὸν σιτευτόν.
30 Ma quando venne tuo figlio, colui che ha divorato [il reddito] della tua vita (βίον) con le prostitute, hai ucciso per lui il vitello ingrassato”.

31 Ὁ δὲ εἴπεν αὐτῷ, Tέκνον, σὺ πάντοτε μετ’ ἐμοῦ εἴ, καὶ πάντα τὰ ἐμὰ σά ἐστιν.
31 Gli disse: “Figlio (τέκνον), tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo.

32 Εὐφρανθῆναι δὲ καὶ χαρῆναι ἔδει- ὅτι ὁ ἀδελφός σου οὗτος νεκρὸς ἦν, καὶ ἀνέζησεν- καὶ ἀπολωλὼς ἦν, καὶ εὑρέθη.
31 Si doveva festeggiare e rallegrarsi perché tuo fratello, quello che era morto, è tornato alla vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Questo articolo è collegato ai seguenti temi e articoli:

Il per-dono

Siamo figli di Dio, non suoi servitori

Luca 17, 7-10 Siamo servi inutili

Luca 19, 11-27 I dieci schiavi e le dieci mine

Giovanni 15, 7-16 Non vi chiamo schiavi, vi chiamo amici