L’albero della vita

Questo articolo è un approfondimento de Le immagini della realtà spirituale nell’Apocalisse.

Testi dell’Apocalisse:

Ap 2, 7 :

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che è nel paradiso di Dio”.

Ap 22,2:

In mezzo alla piazza della città, tra i due bracci del fiume, c’è un albero della vita che fruttifica dodici volte: ogni mese produce il suo frutto; e le foglie di quest’albero sono una medicina per le nazioni.

Ap 22, 14-15 :

Beati quelli che lavano le loro vesti, perché avranno accesso all’albero della vita ed entreranno nella città attraverso le porte. Fuori i cani, gli stregoni, i lascivi, gli assassini, gli idolatri e tutti quelli che amano e praticano la menzogna!

Ap 22,18-19:

E io rendo testimonianza a chiunque ascolti le parole di questo libro di profezie: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e se qualcuno toglie parole da questo libro di profezie, Dio gli toglierà la sua parte: non avrà più accesso all’albero della vita né alla Città Santa, che sono descritti in questo libro.


L’albero della vita

L’albero della vita è Gesù, ma anche coloro che sono animati dal suo spirito, gli apostoli, i santi e i giusti del mondo. Così come un cattivo atteggiamento nei confronti dell’albero della vita lo trasforma in un albero della conoscenza del bene e del male, un cattivo comportamento nei confronti di chi è buono e giusto ci priva della fonte della vita, della possibilità di gustare la fonte della gioia che ci viene offerta nelle relazioni amichevoli e fraterne con gli altri. In questo modo, l’albero, il giusto, rivela l’ingiustizia e la cattiva condotta commessa nei suoi confronti e diventa il giudice. “I santi giudicheranno il mondo” (1 Cor 6, 2) e “il giusto è come un albero” (Sal 1, 3) dice la Bibbia. E Gesù ci ricorda: “Nessuno mi prende la vita, sono io che la do” (Gv 10, 18), perché è l’albero della vita che offre la sua vita al prossimo, a chi si avvicina a lui, offre la sua amicizia, il suo amore, una fonte di vita. Ma chi si comporta male nei suoi confronti, chi lo priva della vita, pensa di trarne un vantaggio, “è vantaggioso per noi che un solo uomo muoia per il popolo, e non perisca la nazione intera!” (Gv 11, 50), ma in realtà si taglia fuori dalla vita, dall’amore che gli viene offerto nel suo prossimo. Quando ci approfittiamo del prossimo, quando lo sfruttiamo, lo usiamo, lo derubiamo, lo sopprimiamo, ci tagliamo fuori dalla fonte della vita, dal paradiso terrestre della felicità che ci viene offerto nelle relazioni di amicizia e di fraternità, dalla fonte della vita che si trova nel legame d’amore. È allora che l’albero diventa giudice, perché nonostante offra la sua vita e il suo amore, si trova a essere la causa dell’esclusione del prossimo dal suo amore. Non che il giusto voglia essere escluso, perché cerca l’amicizia del prossimo, ma quando è disprezzato e messo da parte, chi commette un’ingiustizia nei suoi confronti si esclude dal suo amore, che è sempre offerto, come vediamo in Gesù crocifisso che perdona i suoi persecutori. Ma i suoi nemici si privano di ciò che viene loro offerto, perseguendo quello che credono essere il loro interesse, il loro profitto, il loro vantaggio, ma si sbagliano: non c’è gioia se non c’è amore. Così il giusto perseguitato diventa giudice suo malgrado, perché chi rifiuta il suo amore esclude se stesso.

L’albero della vita, da cui riceviamo la vita divina, è l’albero della croce. Da esso sgorgano fiumi di acqua viva, come nel giardino dell’Eden, perché su questo albero Gesù ci offre la sua vita: dal suo costato trafitto sgorgano acqua e sangue. E l’acqua e il sangue sono il segno del suo amore infinito, reso manifesto dal suo perdono, che viene riversato sulla moltitudine attraverso i sacramenti. I sacramenti comunicano la vita, lo Spirito vivificante di Dio, perché lo Spirito di Dio è l’amore con cui ci ama, e se ci lasciamo riempire da questo amore, se scopriamo fino a che punto ci ama, allora traboccanti di gratitudine saremo a nostra volta pieni di amore e potremo riversarlo sul prossimo. Per-donare come siamo perdonati. Perdonare significa donare di nuovo, ripetere il dono dell’amore al di là delle offese. Significa rinnovare la fiducia in chi è stato debole o ha tradito. Questo è ciò che Gesù promette a Pietro, il perdono, il rinnovo dell’alleanza dopo il peccato:

Luca 22, 31-34

“Simone, Simone, ecco, Satana ti ha cercato per vagliarti come il grano. Ma io ho pregato per te perché la tua fede non venga meno. Quando tornerai, rafforza i tuoi fratelli”.
Pietro gli disse: “Signore, sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte”.
Gesù disse: “Ti dico, Pietro, che oggi il gallo non canterà finché non avrai negato tre volte di conoscermi”.

E quando Pietro tornerà, convertito, sarà rafforzato dal dono dello Spirito, dal perdono di Cristo. Lo Spirito crea in noi un cuore nuovo, uno spirito nuovo, come dice Davide. Ci rivela il vero volto di Dio e ci rende partecipi della sua gloria facendoci diventare suoi figli. In questo modo, la creazione viene portata alla perfezione, l’essere umano alla sua pienezza. Il sesto giorno, sulla croce, Dio offre il suo spirito di vita agli esseri umani, come ha fatto nel sesto giorno della creazione. Ai piedi della croce, la creatura che non ha peccato, Maria, diventa la donna che trasmette la vita di Dio al mondo; rappresenta la Chiesa che accoglie e trasmette la vita di Cristo alle sue creature. E San Giovanni diventa suo figlio, e in lui vengono ricreati dal suo Spirito tutti gli uomini e le donne che si erano allontanati dalla vita divina, che raggiungono la dignità di figli di Dio riscoprendo la loro fiducia in Lui. Dio allora si riposa dalla sua opera, si unisce alle sue creature per abitare in esse, ed esse riposeranno in colui che si unisce a loro nella morte, che viene deposto nel sepolcro per condurle con sé allo splendore del Padre, alla sua dimora. In questo modo, la risurrezione di Cristo inaugura l’ottavo giorno, la vita eterna, dove la creazione rinnovata riposa in Dio e Dio in essa.

Giovanni 19, 25-30

Presso la croce di Gesù c’erano sua madre e la sorella di sua madre, Maria, moglie di Cleofa, e Maria Maddalena. Quando Gesù vide sua madre e il discepolo che amava in piedi accanto a lei, disse a sua madre: “Donna, questo è tuo figlio”.
Poi disse al discepolo: “Questa è tua madre”. E da quell’ora il discepolo la prese in casa sua.
Dopo di che, sapendo che tutto era ormai compiuto perché le Scritture si compissero fino in fondo, Gesù disse: “Ho sete”.
C’era un recipiente pieno di una bevanda di aceto. Allora misero una spugna piena di aceto su un ramo di issopo e gliela portarono alla bocca.
Quando ebbe preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto”. Poi, chinato il capo, abbandonò lo spirito.
Poiché era il giorno della Preparazione (cioè il venerdì), i corpi non dovevano essere lasciati sulle croci il sabato, soprattutto perché quel sabato era il grande giorno della Pasqua. Così i Giudei chiesero a Pilato di rimuovere i corpi dopo aver rotto loro le gambe.
Allora i soldati andarono e spezzarono le gambe al primo uomo e poi all’altro crocifisso con Gesù.
Quando arrivarono a Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con una lancia e subito ne uscirono sangue e acqua.
Chi ha visto testimonia, e la sua testimonianza è vera; e sa di dire la verità, perché anche voi crediate.

L’acqua e il sangue che uscirono dal suo costato sono la sua vita offerta in sacrificio, che sarà trasmessa agli uomini attraverso i sacramenti, la vita che egli ha affidato alla sua Chiesa.

Per continuare la nostra comprensione delle immagini che rappresentano la realtà dello Spirito. Dobbiamo ora guardare all’immagine della coppa. Dall’albero della vita scorrono i fiumi dell’amore di Dio, la sua vita, il suo sangue versato è raccolto nella coppa, la coppa dell’alleanza. Per approfondire questo tema, si veda l’articolo La coppa, il giudizio.

Sul tema dell’albero della vita, che è già menzionato nel libro della Genesi e che si trova al centro del Paradiso, si veda l’articolo: Genèse 3, 1-24 La faute.

Tyconius, Commentaire de l’Apocalypse, Introduction, traduction et notes par Roger Gryson, Brépols, 2011, p.209-210, n.50 :

“E da una parte e dall’altra del fiume un albero della vita con dodici frutti, che dava i suoi frutti ogni mese”, – grazie all’insegnamento dei dodici apostoli, infatti, la croce di Cristo porta frutto in ogni momento, – “e le foglie dell’albero portano guarigione alle nazioni” (Ap 22, 2). Ci fa capire cos’è questa città e dove si trova; perché non è dopo la fine del mondo che le nazioni saranno guarite.