Questo articolo è strettamente legato ai due articoli seguenti:
La coppa, il giudizio
La collera di Dio – Apocalisse 14
Prima di leggere il passo dell’Apocalisse che parla delle sette coppe, è opportuno esaminare ciò che Gesù disse prima di essere arrestato. Egli è l’Agnello di Dio, colui che offrirà la sua vita per dimostrare l’amore e il perdono di Dio agli esseri umani. Lascerà che il suo discepolo Giuda lo tradisca e che le guardie lo arrestino; è entrato a Gerusalemme sapendo che sarebbe stato condannato a morte, quando avrebbe potuto allontanarsi da Gerusalemme. Si è esposto all’ira degli uomini che avrebbero versato il suo sangue. Quest’ira è rappresentata da una coppa di vino che li inebria e che Gesù berrà, cioè accetterà di versare il proprio sangue. Egli stesso riempirà la coppa, e questa è anche la sua vittoria, perché il male non avrà presa su di lui, l’odio e la vendetta non lo vinceranno: è perdonando che mostrerà la sua onnipotenza. Purtroppo, accettando di versare il suo sangue, i suoi nemici condannano se stessi, cioè si separano dalla vera e unica fonte di vita.
Ecco le parole di Gesù prima di essere arrestato:
Gesù uscì, come era solito fare, verso il monte degli Ulivi e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto lì, disse loro: “Pregate per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò di circa a un lancio di pietra. Si inginocchiò e pregò dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questa coppa; ma non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. (Luca 22,39-42)
Egli è l’Agnello di Dio che offre la sua vita per mostrare il perdono di Dio agli esseri umani; è Dio stesso che perdona. Per questo si dice che è l’unico che può aprire i sette sigilli, l’unico che può realizzare il piano di Dio per salvare gli esseri umani, strappandoli al potere delle tenebre, liberandoli da ciò che li tiene prigionieri, l’incatenamento delle violenze. Solo il perdono di Dio può porre fine a tutto questo. I sigilli rappresentano ciò che impedisce agli esseri umani di accedere all’amore e alla piena fiducia di Dio. Solo Gesù può aprire il settimo sigillo, perché solo lui può rivelarci il volto misericordioso del Padre, del Padre suo, solo Dio può concederci il suo perdono.
Questo è dunque il capitolo 16 dell’Apocalisse, che riassume tutta l’opera di Dio. Essa si è compiuta non solo nella vita di Gesù, ma continua a compiersi nella vita di tutti i discepoli, della Chiesa e anche nella vita di ogni battezzato che è unito a Cristo, animato dallo stesso Spirito d’amore di Dio.
Apocalisse 16
Poi udii una voce forte dal santuario che diceva ai sette angeli: “Andate e versate sulla terra le sette coppe della passione di Dio (thymós)”.
Il primo andò e versò la sua coppa sulla terra: vi fu una piaga maligna e perniciosa sugli uomini che portavano il marchio della Bestia e su quelli che si inchinavano davanti alla sua immagine.
Questa coppa designa la sofferenza di Dio di fronte a coloro che si allontanano da lui e ripongono la loro fiducia in altri dei. Essi sono quindi in opposizione a Dio, questa coppa designa quindi allo stesso tempo anche lo spirito umano, agitato dalla mancanza di fiducia, dalla ribellione e dal rifiuto di Dio.
Il secondo versò la sua coppa sul mare: uscì sangue come da un morto, e tutta la vita nel mare morì.
Questa coppa rappresenta la sofferenza di Dio di fronte alla violenza e all’omicidio. Il mare è l’immagine di un’umanità che vive secondo la legge del pesce più grande che mangia il più piccolo. Un’umanità che affida la propria sopravvivenza e la propria vita alle proprie forze. Questa coppa si riferisce quindi anche all’umanità agitata dal desiderio di sopravvivere a spese degli altri, a quello spirito turbato che cerca una soluzione nella violenza.
E il terzo angelo versò la sua coppa sui fiumi e sulle sorgenti d’acqua, e ne uscì sangue. Allora udii l’angelo delle acque dire: “Tu sei giusto, tu che sei e che eri, tu il Santo, perché hai emesso questo giudizio. Hanno versato il sangue dei santi e dei profeti; hai dato loro da bere il sangue: questo è ciò che meritano!”. Allora ho sentito l’altare che diceva: “Sì, Signore Dio, Sovrano dell’universo, i tuoi giudizi sono veri, sono giusti”.
L’acqua fresca e le sorgenti sono l’immagine dei santi che diffondono la vera vita, l’amore sulla terra. Con il loro esempio, la condotta dei santi e dei profeti diventa un’accusa vivente, una denuncia della cattiva condotta degli altri, che questi non possono tollerare. Questa coppa si riferisce quindi allo spirito agitato dal confronto con i giusti, che porta al desiderio di eliminare ciò che è sentito come una minaccia.
Il quarto angelo versò la sua coppa sul sole: gli fu dato di bruciare gli uomini con il suo fuoco. Essi hanno bestemmiato il nome del Dio che ha in suo potere tali piaghe, invece di convertirsi e dargli gloria.
Il sole è l’immagine della giustizia divina che si manifesta nell’amore. Questo amore si manifesta nell’atteggiamento divino di accettare la persecuzione e allo stesso tempo di offrire il perdono ai suoi persecutori. L’amore è qui rappresentato dal fuoco; se non accogliamo questo fuoco, alla fine ci brucerà, perché la luce dei giusti porta alla luce il male. Quindi questa coppa rappresenta non solo l’amore di Dio che risplende sui giusti e sui malvagi, ma anche l’ostilità di coloro che non vogliono riconoscere le loro colpe e i loro errori, e che si rivoltano contro il loro Dio e il loro Creatore.
Il quinto versò la sua coppa sul trono della Bestia e sul suo regno scesero le tenebre. Il popolo si morse la lingua per il dolore e bestemmiò il Dio del cielo nel suo dolore e nelle sue piaghe, invece di pentirsi delle sue azioni.
Questa coppa ci parla allo stesso tempo del dolore di Dio per tutti coloro che hanno scelto le tenebre e rifiutato il suo amore, e del dolore di coloro che sono separati dalla fonte della vita, separati dalla vera felicità.
E il sesto angelo versò la sua coppa sul grande fiume Eufrate e le acque si prosciugarono per preparare la strada ai re che venivano dalla parte dove sorge il sole. Poi vidi tre spiriti immondi uscire dalla bocca del drago, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta, come rane. Sono infatti spiriti demoniaci che producono segni e vanno dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia nel grande giorno di Dio, il sovrano dell’universo.
– Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi veglia e si tiene addosso le sue vesti, perché non vada nudo e non mostri la sua vergogna”.
E li radunarono in un luogo chiamato in ebraico Armageddon.
Questo è il momento in cui il male rivela il suo volto, Satana l’origine del male, l’idolo perseguito dall’umanità, i falsi profeti che volevano ingannare l’umanità e condurla verso la Bestia. È la sofferenza di Dio nel vedere le proprie creature separate da lui; è anche la coppa dell’orgoglio che ha ubriacato le sue creature, siano esse angeli o esseri umani, e le ha messe contro il loro creatore.
Le vesti che adornano l’esse umano sono le sue buone azioni. “Vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27), dice l’apostolo San Paolo, cioè uniti a Cristo nel suo amore siete diventati luce del mondo come lui, tramite le vostre buone opere. I malvagi si ritrovano nudi e provano vergogna perché sono le loro cattive azioni che vengono alla luce.
Il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria e una voce forte dal trono uscì dal Santuario, dicendo: “È avvenuto!” E vi furono lampi, schianti e tuoni; e vi fu un grande terremoto, il più grande terremoto da quando vi sono uomini sulla terra.
La grande città fu divisa in tre parti e le città delle nazioni caddero. E Dio si ricordò di Babilonia la Grande, per darle da bere il vino della sua passione (thymós), la coppa della sua ira (orgḗ).
Tutte le isole fuggirono e le montagne scomparvero. Pietre di grandine di enorme massa caddero dal cielo sugli uomini, che bestemmiavano Dio a causa della grandine, perché era una piaga terribile.
Dio, Gesù, ha accettato di bere questa coppa, ha accettato di sacrificarsi, di offrire la sua vita prendendo su di sé l’ira degli uomini, ha accettato di soffrire la passione, ha dato la vita. È stato sulla croce che ha detto: “È avvenuto”. Dio ha dato la sua vita per salvarci, per rivelarci il suo immenso amore. La terra ne è scossa, un terremoto, il più forte, quello che rovescia le false credenze degli esseri umani su Dio, quello che rovescia i loro dubbi e fa loro scoprire la fede e la fiducia. Per Dio, per Cristo, è l’estremo, l’ultima sofferenza; è l’agnello, l’unico che può aprire il settimo sigillo, l’unico che può perdonare l’umanità. Offrendo la sua vita, accettando la collera delle sue creature, può anche perdonarle per ciò che hanno fatto, perdonarle per la loro mancanza di fede, di fiducia.
VANGELO
Ciò che Gesù ha compiuto per l’umanità, lo compiranno anche i suoi discepoli e la sua Chiesa, che diffonderanno la sua luce e il suo perdono in tutto il mondo offrendo la loro vita. Berranno dalla coppa e riceveranno il battesimo in cui Gesù sarà immerso. Questo battesimo è una testimonianza di solidarietà con il genere umano, che è come l’acqua che deve ricevere lo spirito di Dio. Anche i suoi discepoli accetteranno di immergersi in questa umanità, fino a rischiare la vita per i propri persecutori, affinché questi possano scoprire l’immensità dell’amore con cui Dio li ama. Il battesimo di cui parla Gesù è la loro testimonianza: Gesù si è immerso nella nostra umanità, è diventato così simile a uno di noi che avrebbe potuto essere scambiato per un qualsiasi malfattore e condannato a morte. Ha accettato di immergersi nella nostra umanità fino ad essere sommerso dalle sue acque, ma al fine di risorgere, dopo tre giorni, per mostrarci la via dell’amore più grande, per mostrarci la sua vittoria sulle tenebre. Assumendo la nostra umanità, ci ha trasmesso anche il suo spirito d’amore e ha affidato agli apostoli e ai loro successori il compito di portarlo al mondo intero, con la testimonianza della loro vita così necessaria. Ecco le parole che Gesù rivolse a coloro che si dicevano pronti a seguirlo:
Disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi? Gli risposero: “Dacci un posto, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra, nella tua gloria”. Gesù disse loro: “Non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che sto per bere, essere battezzati con il battesimo in cui sto per essere immerso?”. Gli risposero: “Possiamo”. Gesù disse loro: “Berrete il calice che io sto per bere e sarete battezzati con il battesimo che io sto per ricevere”. (Marco 10, 38-39)