Romani 8, 14-16 Lo Spirito Santo stesso attesta che siamo figli di Dio
14 Ὅσοι γὰρ πνεύματι θεοῦ ἄγονται, οὗτοί εἰσιν υἱοὶ θεοῦ.
14 Infatti, quanti sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
15 Οὐ γὰρ ἐλάβετε πνεῦμα δουλείας πάλιν εἰς φόβον, ἀλλ’ ἐλάβετε πνεῦμα υἱοθεσίας, ἐν ᾧ κράζομεν, Ἀββᾶ, ὁ πατήρ.
15 Infatti non avete ricevuto di nuovo uno spirito di schiavitù [che porta] alla paura, ma avete ricevuto uno spirito che vi costituisce come figli, nel quale gridiamo Abba, Padre.
16 Αὐτὸ τὸ πνεῦμα συμμαρτυρεῖ τῷ πνεύματι ἡμῶν, ὅτι ἐσμὲν τέκνα θεοῦ-
16 Questo stesso spirito testimonia, unito al nostro spirito, che siamo figli di Dio.
Commento di Tommaso d’Aquino alla Lettera ai Romani, capitolo 8, lectio 3, [86201], paragrafi 637.643.645 , su Romani 8,14-16
Deinde cum dicit non enim accepistis, etc., probat propositum scilicet quod spiritum sanctum accipientes sint homines filii Dei.
Poi, quando dice [Romani 8,15]: “Infatti, non avete ricevuto [uno spirito di servitù], eccetera, dimostra la sua tesi, cioè che ricevendo lo Spirito Santo, gli uomini sono figli di Dio.
[…]
643. Et ideo hic dicit: recte dictum est quod qui spiritu Dei aguntur, etc., non enim iterum, in nova lege sicut in veteri lege fuit, accepistis spiritum servitutis in timore, scilicet poenarum, quem timorem spiritus sanctus faciebat; sed accepistis spiritum, scilicet charitatis, qui est adoptionis filiorum, id est, per quem adoptamur in filios Dei. Gal. IV, 5: ut adoptionem filiorum reciperemus. Non autem hoc dicitur quasi sit alius et alius spiritus, sed quia idem est spiritus, scilicet qui in quibusdam facit timorem servilem quasi imperfectum, in aliis facit amorem quasi quoddam perfectum.
E così egli [l’apostolo Paolo] dice: “Giustamente si dice che coloro che sono guidati dallo spirito di Dio [sono figli di Dio]”. Infatti, nella nuova legge non si ripete quello che c’era nell’antica legge; allora [nell’antica legge] avete ricevuto uno spirito di servitù nel timore, cioè nel timore della punizione, e questo timore era generato [in voi] dallo Spirito Santo; ma [nella nuova legge], avete ricevuto lo spirito, cioè l’amore gratuito [di Dio] che è quello dell’adozione a figli, cioè attraverso di esso siamo adottati come figli di Dio. La lettera ai Galati 4,6 dice: “Affinché riceviamo l’adozione a figli”. Tuttavia, questo non è detto come se ci fossero due spiriti diversi [uno nella vecchia legge e l’altro nella nuova], ma poiché c’è un solo e medesimo spirito, è lo stesso spirito che genera in alcuni un timore servile, per così dire imperfetto, e in altri un certo amore, per così dire perfetto.
[…]
645. Deinde cum dicit ipse enim spiritus, etc., ostendit idem ex testimonio spiritus sancti, ne forte aliquis dicat, quod in nostra confessione decipimur; unde dicit: ideo dico, quod in spiritu sancto clamamus: abba, pater, ipse enim spiritus testimonium reddit quod sumus filii Dei. Hic autem testimonium reddit non quidem exteriore voce ad aures hominum; sicut pater protestatus est de filio suo, Matth. III, 17, sed reddit testimonium per effectum amoris filialis, quem in nobis facit. Et ideo dicit quod testimonium reddit, non auribus, sed spiritui nostro, et cetera. Act. III, 15: nos testes sumus horum verborum.
Poi, quando dice che lo spirito stesso, ecc. [in Romani 8,16: “Questo stesso spirito testimonia, unito al nostro spirito, che siamo figli di Dio”], dimostra la stessa cosa con la testimonianza dello Spirito Santo, a meno che, forse, qualcuno non dica che ci siamo sbagliati nell’annuncio della nostra fede. Ecco perché continua: “E allora dico che nello Spirito Santo proclamiamo: abba, padre; anzi, è lo stesso Spirito Santo che testimonia […] che siamo figli di Dio”. Tuttavia, egli non testimonia attraverso una sorta di voce esterna [che giunge] alle orecchie degli uomini, come quando il padre dichiarò a proposito del figlio in Matteo 3,17, ma testimonia attraverso l’amore filiale che suscita in noi. Ed è per questo che dice che [lo spirito] testimonia non [in modo audibile] alle nostre orecchie, ma al nostro spirito, ecc. E il libro degli Atti 3,15 dice: “Noi siamo testimoni di queste parole”.
In queste spiegazioni Tommaso cita anche il passo di Geremia 3, 19 in cui Dio parla al suo popolo attraverso la voce del profeta Geremia:
(וְאָנֹכִי אָמַרְתִּי, אֵיךְ אֲשִׁיתֵךְ בַּבָּנִים, וְאֶתֶּן-לָךְ אֶרֶץ חֶמְדָּה, נַחֲלַת צְבִי צִבְאוֹת גּוֹיִם; וָאֹמַר, אָבִי תקראו- (תִּקְרְאִי-) לִי, וּמֵאַחֲרַי, לֹא תשובו (תָשׁוּבִי
Ed io dissi: “Come ti metterò tra i figli e ti darò come possesso [eredità] una terra desiderabile, bellezza delle bellezze dei popoli?”; ed egli disse: “Mi chiamerete [variante: mi chiamerai] mio padre, e dopo questo non vi allontanerete [variante: non ti allontanerai]”.
Questo articolo è collegato a Siamo figli di Dio, non suoi servi e anche all’articolo che parla de La relazione filiale.