Agostino su immagine e somiglianza

De genesi ad litteram, libro 3, 19. 29 – 20. 32

19. 29. Nunc tamen, ut opera sex dierum nostra inquisitio pertractatioque concludat, hoc primum breviter dicimus, non indifferenter accipiendum quod in aliis operibus dicitur: Dixit Deus: Fiat; hic autem: Dixit Deus: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram: ad insinuandam scilicet, ut ita dicam, pluralitatem personarum propter Patrem, et Filium, et Spiritum sanctum. Quam tamen deitatis unitatem intellegendam statim admonet, dicens: Et fecit Deus hominem ad imaginem Dei; non quasi Pater ad imaginem Filii, aut Filius ad imaginem Patris; alioquin non vere dictum est, ad imaginem nostram, si ad Patris solius, aut ad Filii solius imaginem factus est homo: sed ita dictum: Fecit Deus ad imaginem Dei, tamquam diceretur, fecit Deus ad imaginem suam. Cum autem nunc dicitur, ad imaginem Dei, cum superius dictum sit, ad imaginem nostram; significatur quod non id agat illa pluralitas personarum, ut plures deos vel dicamus, vel credamus, vel intellegamus; sed Patrem et Filium et Spiritum sanctum, propter quam Trinitatem dictum est ad imaginem nostram, unum Deum accipiamus, propter quod dictum est, ad imaginem Dei.
19. 29. Ora, però, per concludere la nostra indagine e trattazione dell’opera dei sei giorni, non dobbiamo abbandonare ciò che abbiamo detto prima brevemente, cioè il fatto che nelle altre opere [quelle dei primi cinque giorni] si dice: “E Dio disse: Sia fatto”, mentre qui [si dice]: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, cioè si insinua, direi, la pluralità delle persone a causa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tuttavia, per avvertire che dobbiamo sempre comprendere l’unità della divinità, dice: “E Dio fece l’uomo a immagine di Dio”, non come il Padre è a immagine del Figlio o il Figlio a immagine del Padre, altrimenti non si direbbe più veramente: “a nostra immagine”, se l’uomo fosse stato fatto a immagine del solo Padre o del solo Figlio. Ma così si dice: “Dio fece a immagine di Dio”, come se si dicesse: “Dio fece a sua immagine”. Poiché ora si dice: “a immagine e somiglianza di Dio” e prima si diceva: “a nostra immagine e somiglianza”, si intende che questa pluralità di persone non agisce in modo tale da farci dire o credere o capire che ci sono diversi dei, ma che egli è Padre e Figlio e Spirito Santo; è a causa della Trinità che si è detto: “a nostra immagine e somiglianza” ed è perché accettiamo un solo dio che si è detto: “a immagine di Dio”.

20. 30. Hic etiam illud non est praetereundum, quia cum dixisset, ad imaginem nostram; statim subiunxit, et habeat potestatem piscium maris et volatilium coeli, et caeterorum animalium rationis expertium: ut videlicet intellegamus in eo factum hominem ad imaginem Dei, in quo irrationalibus animantibus antecellit. Id autem est ipsa ratio, vel mens, vel intellegentia, vel si quo alio vocabulo commodius appellatur. Unde et Apostolus dicit: Renovamini in spiritu mentis vestrae, et induite novum hominem, qui renovatur in agnitionem Dei, secundum imaginem eius qui creavit eum 35; satis ostendens ubi sit homo creatus ad imaginem Dei, quia non corporis lineamentis, sed quadam forma intellegibili mentis illuminatae.
20. 30 Né va trascurato il fatto che, dopo aver detto: “a nostra immagine”, aggiunge subito: “E che abbia potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutti gli altri animali privi di ragione, affinché si comprenda che è in questo che l’uomo è fatto a immagine di Dio, cioè in quanto supera gli esseri animati irrazionali. E questo è proprio la ragione stessa, o il giudizio, o l’intelligenza, o come la si voglia chiamare. Per questo l’apostolo dice: “Rinnovatevi nello spirito di giudizio e rivestitevi dell’uomo nuovo, che è rinnovato nel riconoscimento di Dio secondo l’immagine di colui che lo ha creato”. Questo mostra dove l’uomo è stato creato a immagine di Dio, non nei suoi lineamenti, ma in una certa forma intelligibile di giudizio illuminato.

20. 31. Ac per hoc sicut in illa prima luce, si eo nomine recte intellegitur facta lux intellectualis particeps aeternae atque incommutabilis sapientiae Dei, non dictum est: Et sic est factum, ut deinde repeteretur: Et fecit Deus: quia sicut iam, quantum potuimus, disseruimus, non fiebat cognitio aliqua Verbi Dei in prima creatura, ut post eam cognitionem inferius crearetur, quod in eo Verbo creabatur; sed ipsa primo creabatur lux, in qua fieret cognitio Verbi Dei, per quod creabatur, atque ipsa cognitio illi esset ab informitate sua converti ad formantem Deum, et creari, atque formari: postea vero in caeteris creaturis dicitur: Et sic est factum; ubi significatur in illa luce, hoc est in intellectuali creatura, prius facta Verbi cognitio; ac deinde cum dicitur: Et fecit Deus, ipsius creaturae genus fieri demonstratur, quod in Verbo Dei dictum erat ut fieret: hoc et in hominis conditione servatur. Dixit enim Deus: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram, et cetera. Ac deinde non dicitur: Et sic est factum; sed iam subinfertur: Et fecit Deus hominem ad imaginem Dei: quia et ipsa natura scilicet intellectualis est, sicut illa lux, et propterea hoc est ei fieri, quod est agnoscere Verbum Dei per quod fit.
20. 31. Ed è per questo che, come nel caso di questa prima luce, se intendiamo correttamente che con questa parola fu fatta la luce intellettuale che partecipa alla sapienza eterna e immutabile di Dio, non si dice: “e così fu fatto” e non si ripete dopo: “E Dio fece”, perché, come abbiamo già detto, per quanto ci è stato possibile, in questa prima creatura non si faceva una qualche conoscenza della parola di Dio, affinché dopo questa conoscenza [che era solo in Dio] fosse creato in basso, ciò che fu creato in questa Parola”. Ma prima è stata creata quella luce in cui può avvenire la conoscenza della Parola di Dio, attraverso la quale avviene la creazione, ed è proprio questa conoscenza che, per la creatura, la indirizza verso Dio che la forma ed è così che viene [prima] creata e [poi] formata. Ma dopo, per quanto riguarda le altre creature, si dice: “E così fu fatto” e con ciò si intende che è in questa luce, che è nella creatura intellettuale, che si fa prima la conoscenza del Verbo e poi, quando si dice: “e Dio fece”, si mostra che è fatto proprio il genere di creatura che era stato detto nella Parola di Dio affinché fosse fatto. Questo viene mantenuto anche al momento della creazione dell’uomo; Dio dice, infatti: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”. E poi non dice: “e così fu fatto”, ma subito viene introdotto: “e Dio fece l’uomo a immagine e somiglianza di Dio”, poiché questa natura, cioè quella intellettuale, è come questa luce, e quindi per essa essere fatta è riconoscere la Parola di Dio, attraverso la quale è fatta.

Nota: La creatura è prima creata nella Parola di Dio, è concepita da Dio che contempla tutta la creazione in anticipo, vede contemporaneamente tutto ciò che accadrà nella creatura, nella creazione. Questa prima creazione è quella in cui la Parola di Dio crea, ma poi la creatura si forma, quando può vedere la Parola di Dio che l’ha creata; questa è la creazione della luce intellettuale con cui Dio può essere contemplato dalla creatura.

20. 32. Nam si diceretur: Et sic est factum, et postea subinferretur: Et fecit Deus; quasi primo factum intellegeretur in cognitione rationalis creaturae, ac deinde in aliqua creatura quae rationalis non esset: quia vero et ista rationalis creatura est, et ipsa eadem agnitione perfecta est. Sicut enim post lapsum peccati homo in agnitione Dei renovatur, secundum imaginem eius qui creavit eum; ita in ipsa agnitione creatus est, antequam delicto veterasceret, unde rursus in eadem agnitione renovaretur. Quae autem non in ea cognitione creata sunt, quia sive corpora sive irrationales animae creabantur, primo facta est in creatura intellectuali cognitio eorum a Verbo, quo dictum est ut fierent: propter quam cognitionem primo dicebatur: Et sic est factum: ut ostenderetur facta ipsa cognitio in ea natura, quae hoc in Verbo Dei ante cognoscere poterat; ac deinde fiebant ipsae corporales et irrationales creaturae, propter quod deinceps addebatur: Et fecit Deus.
20. 32. Infatti, se si dicesse: “E così fu fatto”, e dopo si introducesse: “e Dio fece”, potremmo quasi capire che prima è stato fatto nella conoscenza della creatura razionale e poi in qualche altra creatura, che non è razionale. Infatti, questa è una creatura razionale e raggiunge la sua pienezza attraverso questo stesso riconoscimento [del Verbo] che l’ha creata. Come dopo l’errore del peccato l’uomo è rinnovato secondo l’immagine di colui che lo ha creato, allo stesso modo è in questo stesso riconoscimento che è stato creato, prima di invecchiare a causa della colpa, per poi essere rinnovato da questo stesso riconoscimento. Ciò che, invece, non è stato creato in questa conoscenza, o perché è stato creato nel corpo o perché era un’anima irrazionale, per prima è stata creata la sua conoscenza nella creatura intellettuale dalla Parola, attraverso la quale è stato detto: “Che questo sia”. È a causa di questa conoscenza che si dice prima: “e così fu fatto”, per mostrare che questa conoscenza fu fatta prima in questa natura che poteva conoscere prima nel Verbo di Dio e che poi furono fatte queste creature corporee e irrazionali, ed è per questo che si aggiunge dopo: “e Dio fece”.

De genesi ad litteram, Libro 6, 1.1-6.10 e 8.13-12.22

1. 1 Et finxit Deus hominem pulverem de terra, et insufflavit in faciem eius flatum vitae; et factus est homo in animam viventem (Genesi 2, 7). Hic primo videndum est utrum ista recapitulatio sit, ut nunc dicatur quomodo factus sit homo quem sexto illo die factum legimus; an vero tunc quidem cum fecit omnia simul, in his etiam latenter hominem fecit, sicut fenum terrae antequam esset exortum: ut eo modo et ipse cum iam esset in secreto quodam naturae aliter factus, sicut illa quae simul creavit cum factus esset dies, accessu temporis etiam isto modo fieret, quo in hac perspicua forma vitam gerit, vel male vel bene; sicut fenum quod factum est antequam exoreretur super terram, accedente iam tempore et fontis illius irrigatione exortum est, ut esset super terram.
1.1 E Dio formò l’uomo dalla polvere del suolo e soffiò sulla sua faccia il soffio di vita. E l’uomo divenne un’anima vivente. Dobbiamo prima vedere una cosa: se si tratta di una ricapitolazione, in modo che si possa ora dire in che modo fu fatto l’uomo, di cui abbiamo letto [in precedenza] che fu fatto il sesto giorno, o se, in effetti, Colui che fece tutto simultaneamente fece anche l’uomo in modo latente in quel momento, come [fece] il fieno della terra prima che uscisse dal suolo. In questo modo anche l’uomo, essendo già stato fatto altrimenti, in un certo segreto della natura, come tutto ciò che Dio creò simultaneamente, nel momento in cui fu fatto il giorno, sarebbe, quando venne il tempo, stato fatto in questo modo, nel quale conduce, bene o male, la vita in questa forma manifesta, come il fieno, che fu fatto prima di uscire al di sopra della terra, e dopo l’irrigazione, arrivato il momento, uscì per essere al di sopra della terra.

1. 2. Prius ergo secundum recapitulationem id conemur accipere. Fortassis quippe ita homo factus sit in die sexto, sicut dies ipse primitus factus est, sicut firmamentum, sicut terra et mare. Neque enim haec dicenda sunt ante in quibusdam primordiis iam facta latuisse, ac deinde in hanc faciem qua mundus exstructus est, accessu temporis tamquam exorta claruisse; sed ab exordio saeculi, cum factus est dies, conditum mundum, in cuius elementis simul sunt condita, quae post accessu temporis orerentur, vel fruteta, vel animalia quaeque secundum suum genus. Nam nec ipsa sidera credendum est in elementis mundi primitus facta atque recondita, accessu postea temporis exstitisse, atque in has enituisse formas quae coelitus fulgent; sed illo senario perfectionis numero creato simul omnia, cum factus est dies. Utrum ergo sic et homo ista iam specie qua in sua natura vivit, et agit sive bonum sive malum? an et ipse in occulto sicut fenum agri antequam exortum est, ut hoc ei post esset accessu temporis exoriri, quod de pulvere factus est?
1. 2. Cerchiamo, allora, di capire prima secondo [l’ipotesi della] ricapitolazione. Forse, infatti, l’uomo fu creato in questo modo il sesto giorno, come prima furono creati il giorno, il firmamento, la terra e il mare. Non si può dire, infatti, che queste cose essendo già state fatte fossero dapprima nascoste in certi inizi e poi, al momento opportuno, diventassero chiare come se fossero venute fuori in questo aspetto, in cui il mondo si è sviluppato. Ma, fin dall’inizio dei tempi, quando fu fatto il giorno, il mondo era nascosto negli elementi in cui erano nascoste simultaneamente le cose che, dopo l’avvento del tempo, sarebbero sorte, arbusti o animali, ciascuno secondo la sua specie. Non dobbiamo infatti nemmeno credere che le stelle stesse siano state create negli elementi del mondo originario e che siano rimaste nascoste e che dopo l’avvento del tempo siano apparse e abbiano brillato in quelle forme che risplendono in alto. Ma fu attraverso questo numero sei di perfezione che tutto fu creato simultaneamente, quando fu fatto il giorno. Anche l’uomo, dunque, è stato creato in questo modo, già in questa forma con cui vive nella sua natura e agisce bene o male? Oppure anche lui, come il fieno del campo, prima che uscisse [dalla terra], [è stato creato prima] in una forma nascosta, per poi venire alla luce dopo la venuta del tempo, quando è stato fatto dalla polvere?

2. 3. Accipiamus ergo eum sexto ipso die in hac perspicua visibilique forma de limo factum, sed tunc non commemoratum quod nunc recapitulando insinuatur, et videamus utrum nobiscum ipsa Scriptura concordet. Sic certe scriptum est, cum adhuc diei sexti opera narrarentur: Et dixit Deus: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram; et habeat potestatem piscium maris et volatilium coeli, et omnium pecorum, et omnis terrae, et omnium repentium quae repunt super terram. Et fecit Deus hominem, ad imaginem Dei fecit cum; masculum et feminam fecit eos, et benedixit eos Deus, dicens: Crescite et multiplicamini, et implete terram, et dominamini eius; et habete potestatem piscium maris, et volatilium coeli, et omnium pecorum, et omnis terrae, et omnium reptilium repentium super terram. Iam ergo de limo formatus erat, et illi iam soporato mulier ex latere facta erat, sed hoc commemoratum non erat, quod nunc recapitulando commemoratum est. Neque enim sexto die factus est masculus, et accessu temporis postea facta femina; sed fecit eum, inquit; masculum et feminam fecit eos, et benedixit eos. Quomodo ergo iam homine in paradiso constituto mulier ei facta est? An et hoc praetermissum Scriptura recoluit? Nam sexto illo die etiam paradisus plantatus est, et ibi homo collocatus et soporatus est ut Eva formtur, et ea formata evigilavit, eique nomen imposuit. Sed haec nisi per temporales moras fieri non possent. Non itaque ita facta sunt, sicut creata sunt omnia simul.
2.3 Supponiamo, dunque, che egli [l’uomo] sia stato fatto dal fango in questo stesso sesto giorno in questa forma manifesta e visibile, ma che allora non sia stato menzionato ciò che ora si insinua ricapitolando; vediamo, allora, se la Scrittura è d’accordo con noi. Così è stato scritto con certezza, quando le opere del sesto giorno sono state raccontate finora: “E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, che abbia potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra e sui rettili che strisciano sulla terra””. E Dio fece l’uomo, lo fece a immagine di Dio; maschio e femmina li fece. E li benedisse dicendo: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra e abbiate dominio su di essa e abbiate potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutto il bestiame e su tutta la terra e su ogni essere che striscia sulla terra”. Già, dunque, egli era stato formato dal fango e già, mentre egli dormiva, la donna era stata fatta dal fianco, ma questo non era stato menzionato, è ora che viene menzionato quando viene ricapitolato. Infatti, non si dice nemmeno che il sesto giorno fu fatto il maschio e quando venne il momento fu fatta la femmina, ma si dice: “Li fece”. Maschio e femmina, li fece e li benedisse”. In che modo, allora, dal momento che l’uomo era già stato stabilito nel paradiso, la donna fu fatta per lui? La Scrittura torna anche su questa omissione? Infatti, anche il paradiso fu piantato il sesto giorno, e l’uomo vi fu collocato e addormentato, affinché Eva fosse formata; e quando fu formata, si svegliò e le diede un nome. Ma queste cose non possono essere fatte se non in una durata temporale. Ecco perché non sono state fatte allo stesso modo di tutte le cose che sono state create contemporaneamente.

3. 4. Quantamlibet enim homo cogitet facilitatem qua Deus etiam haec simul cum caeteris fecit, verba certe hominis novimus, nisi per temporales morulas emitti voce non posse. Cum ergo verba hominis audimus, vel cum animantibus, vel cum mulieri nomen imposuit, vel cum secutus etiam dixit: Propter hoc relinquet homo patrem suum et matrem, et coniungetur uxori suae; et erunt duo in carne una; quibuslibet syllabis ista sonuerint, nec duae quaecumque in his verbis syllabae simul sonare potuerunt: quanto minus haec omnia cum iis quae simul omnia creata sunt, simul fieri?
3. 4 Infatti, per quanto l’uomo possa ritenere grande la facilità con cui Dio ha fatto queste cose contemporaneamente alle altre, certamente sappiamo che le parole dell’uomo non possono essere pronunciate a voce se non per piccole durate temporali. Così, quando sentiamo le parole dell’uomo, quando impone un nome agli animali o alla donna, o quando poi dice: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno due in una sola carne” (Genesi 2, 24), indipendentemente dal suono di queste sillabe, due qualsiasi delle sillabe di queste parole non avrebbero potuto suonare simultaneamente, e ancor meno tutto questo avrebbe potuto essere fatto nello stesso momento di tutte le cose che furono create simultaneamente.

Ac per hoc, aut et illa omnia non simul ab ipso summo exordio saeculorum, sed per moras atque intervalla temporum facta sunt, diesque ille non spiritali sed corporali substantia primum conditus, vel circuitu lucis nescio quomodo, vel emissione et contractione, mane ac vesperam faciebat: aut si consideratis omnibus quae superioribus sermonibus pertractata sunt, probabilis ratio persuasit, illum diem spiritalem sublimiter ac primitus conditam lucem quamdam sapientem vocatum esse diem, cuius praesentia per ordinatam cognitionem conditioni rerum in numero senario praeberetur; atque huic sententiae Scripturae verba congruere quod ait postea: Cum factus est dies, fecit Deus coelum et terram, et omne viride agri antequam esset super terram, et omne fenum agri antequam exoreretur; attestari etiam quod alibi scriptum est: Qui vivit in aeternum, creavit omnia simul: non est dubium hoc quod homo de limo terrae finctus est, eique formata uxor ex latere, iam non ad conditionem qua simul omnia facta sint, pertinere, quibus perfectis requievit Deus; sed ad eam operationem, quae fit iam per volumina saeculorum, qua usque nunc operatur.
E per questo motivo che: o 1. tutte queste cose [Adamo formato dalla polvere ed Eva tratta dal suo fianco] non sono state fatte simultaneamente da questo estremo inizio dei secoli, ma durante durate e intervalli di tempo e questo primo giorno che è stato fondato non sarebbe allora una sostanza spirituale, ma corporea che faceva, non so come, se per un circuito di luce o per emissione e contrazione, un mattino e una sera; oppure, 2. considerando tutto ciò che è stato trattato nei discorsi precedenti, una probabile ragione [ci] ha convinto che questo giorno spirituale che è stato stabilito in modo sublime e primordiale è una certa luce di saggezza, è questa che è stata chiamata giorno. La presenza di questo giorno [di questa saggezza e luce] è preposta all’instaurazione delle cose attraverso un’intelligenza ordinata [distribuita] secondo il numero sei e le parole delle frasi della Scrittura corrispondono a questo, ecco cosa dice dopo: “Quando fu fatto il giorno, Dio fece il cielo e la terra, e tutto il verde dei campi, prima che fosse sopra la terra, e tutto il fieno dei campi, prima che spuntasse [dalla terra]” (Genesi 2:4-5). Ciò è attestato anche da quanto scritto altrove: “Colui che vive in eterno creò tutto in una volta” (Ecclesiaste 18:1). Non c’è dubbio che l’uomo fatto dal fango della terra e la donna formata per lui dal [suo] fianco, non appartengono a questa creazione in cui tutte le cose furono fatte simultaneamente e da cui, una volta completate, Dio si riposò, ma questo [Adamo fatto dal fango ed Eva formata dal suo fianco] appartiene a quell’operazione che si sta compiendo ora attraverso i secoli, per la quale [la creazione] è operata fino ad ora [da Dio].

Nota: in quel giorno primordiale in cui tutto avveniva simultaneamente, prima del corso del tempo, le stelle non si muovevano ancora nel cielo e non c’erano né alba né tramonto.

3.5. Huc accedit quod ipsa etiam verba quibus narratur quomodo Deus paradisum plantaverit, in eoque hominem quem fecerat collocarit, ad eumque adduxerit animalia, quibus nomina imponeret, in quibus cum adiutorium simile illi non fuisset inventum, tunc ei mulierem costa eius detracta formaverit, satis nos admonent haec non ad illam operationem Dei pertinere, unde requievit in die septimo, sed ad istam potius qua per temporum cursus usque nunc operatur. Cum enim paradisus plantaretur, ita narrat: Et plantavit Deus paradisum in Eden ad orientem, et posuit ibi hominem quem finxerat. Et eiecit Deus adhuc de terra omne lignum pulchrum ad aspectum, et bonum ad escam.
A ciò si aggiunge anche il fatto che queste parole, con cui viene raccontato come Dio avrebbe piantato il paradiso, vi avrebbe posto l’uomo che aveva creato, vi avrebbe condotto gli animali, ai quali avrebbe dato dei nomi, tra i quali non avrebbe trovato un aiuto simile a lui e quindi, dopo avergli sottratto una costola, avrebbe formato per lui una sposa, tutte queste parole ci avvertono abbastanza che ciò non si addice a quest’opera di Dio, dalla quale egli si riposò il settimo giorno, ma piuttosto a quella che è operata nel corso dei tempi fino ad ora. Infatti, quando il paradiso sarà piantato, [il testo] racconta così: «E Dio piantò il paradiso in Eden verso oriente e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. E Dio fece crescere dalla terra ogni albero bello da vedere e buono da mangiare» (Genesi 2,8-9).

4. 5. Cum dicit ergo: Eiecit adhuc de terra omne lignum pulchrum ad aspectum 7; manifestat utique quod aliter nunc eiecerit de terra lignum, aliter tunc cum tertio die produxit terra herbam pabuli, seminantem semen secundum genus suum, et lignum fructuosum secundum suum genus. Hoc est enim: Eiecit adhuc, super illud scilicet quod iam eiecerat: tunc utique potentialiter et causaliter in opere pertinente ad creanda omnia simul, a quibus consummatis in die septimo requievit; nunc autem visibiliter in opere pertinente ad temporum cursum, sicut usque nunc operatur.
4.5. Quando dice: “Fece crescere dalla terra ogni albero bello in apparenza”, mostra chiaramente che una cosa è quando ora avrà crescere l’albero dalla terra, e un’altra quando poi, il terzo giorno, la terra produsse l’erba da pascolo che semina secondo la sua specie e l’albero da frutto secondo la sua specie. Questo è infatti: “fece crescere ancora”, cioè su ciò che era già cresciuto: allora, in potenza e causalmente nell’opera che è appropriata per creare tutte le cose simultaneamente, completata la quale si riposò il settimo giorno, ora, invece, visibilmente nell’opera che è appropriata al corso del tempo, come è operata fino ad ora.

4. 6. Nisi forte quis dicat non omne ligni genus tertio die creatum, sed dilatum aliquid quod sexto createtur, cum homo factus est atque in paradiso constitutus. Sed quae sexto die creata sint, apertissime Scriptura declarat; anima viva scilicet secundum unumquodque genus, quadrupedum et repentium et bestiarum, et ipse homo ad imaginem Dei masculus et femina. Proinde potuit praetermittere quomodo sit homo factus, quem tamen ipso die factum esse narravit, ut recapitulando postea, quemadmodum etiam factus fuerit intimaret, hoc est de terrae pulvere, et mulier illi de latere; non tamen aliquod creaturae genus praetermittere, vel in eo quod dixit Deus: Fiat, sive: Faciamus, vel in eo quod dicitur: Sic est factum, sive: Fecit Deus. Alioquin frustra per singulos dies tam diligenter distincta sunt omnia, si permixtionis dierum potest ulla suspicio residere, ut cum herba et lignum diei tertio sit attributum, aliqua ligna etiam sexto die creata esse credamus, quae ipso sexto die Scriptura tacuerit.
4.6. A meno che, forse, qualcuno non dica che il terzo giorno non furono creati tutti i tipi di alberi, ma che qualcosa fu rimandato al sesto giorno, quando l’uomo fu creato e collocato nel paradiso. Ma la Scrittura dichiara molto apertamente ciò che fu creato il sesto giorno, cioè le anime viventi, ciascuna secondo la sua specie, i quadrupedi, i rettili e le bestie, e l’uomo stesso, maschio e femmina, a immagine di Dio. Perciò può aver omesso di dire come fu fatto l’uomo, ma ha raccontato che fu fatto quello stesso giorno, per far conoscere in seguito, ricapitolando, come fu fatto anche lui, cioè dalla polvere della terra e sua moglie dal fianco; tuttavia, non può aver omesso nessun tipo di creatura, né quando Dio dice: “Sia”, o “Facciamo”, né quando è detto: “Così fu fatto”, o “Dio fece”. Altrimenti sarebbe vano che tutto sia stato così diligentemente dettagliato per ogni giorno, se potesse rimanere il minimo sospetto di confusione dei giorni, e che, quando le erbe e gli alberi sono stati attribuiti al terzo giorno, crediamo che anche alcuni alberi siano stati creati il sesto giorno e che la Scrittura, in quello stesso sesto giorno, lo avrebbe taciuto.

5. 7. Postremo quid respondebimus de bestiis agri, et volatilibus coeli, quae adduxit Deus ad Adam, ut videret quid ea vocaret? Quod ita scriptum est: Et dixit Dominus Deus; Non est bonum esse hominem solum; faciamus illi adiutorium secundum ipsum. Et finxit Deus adhuc de terra omnes bestias agri, et omnia volatilia coeli, et adduxit illa ad Adam, ut videret quid vocaret illa; et omne quodcumque illud vocavit Adam animam vivam, hoc nomen illius. Et vocavit Adam nomina omnibus pecoribus et omnibus volatilibus coeli, et omnibus bestiis agri. Adae autem non est inventus adiutor similis ipsi. Et iniecit Deus mentis alienationem super Adam, et obdormivit, et sumpsit unam de costis eius, et adimplevit carnem in locum eius, et aedificavit Dominus Deus costam, quam sumpsit de Adam, in mulierem.
5.7. Infine, cosa diremo delle bestie dei campi e degli uccelli del cielo, che Dio portò ad Adamo per vedere come li avrebbe chiamati? È scritto così: “E Dio disse: ‘Non è bene che l’uomo sia solo; facciamogli un aiuto secondo [ciò che] egli stesso è’. E Dio modellò dalla terra ogni animale dei campi e ogni uccello del cielo e li portò ad Adamo per vedere come li avrebbe chiamati. E qualunque cosa Adamo chiamasse un’anima vivente, quello era il suo nome. E Adamo chiamò per nome il bestiame, tutti gli uccelli del cielo e tutte le bestie dei campi. Ma per Adamo non fu trovato nessun aiuto simile a lui. E Dio indusse in Adamo una perdita di coscienza, ed egli si addormentò, e [Dio] prese una delle sue costole e mise della carne al suo posto, e il Signore Dio costruì la costola che aveva preso ad Adamo in una donna”. (Genesi 2,18-22)

Si ergo consequenter, cum in pecoribus et bestiis agri et volatilibus coeli non esset inventum adiutorium simile homini, fecit ei Deus adiutorium simile de costa lateris eius; hoc autem factum est cum easdem bestias agri et volatilia coeli adhuc de terra finxisset, et ad illum adduxisset: quomodo sexto die factum hoc potest intellegi, quandoquidem illo die produxit terra animam vivam secundum verbum Dei; volatilia vero quinto die produxerunt aquae similiter secundum verbum Dei? Non itaque hic diceretur: Et finxit Deus adhuc de terra omnes bestias agri, et omnia volatilia coeli, nisi quia iam terra produxerat omnes bestias agri sexto die, et aqua omnia volatilia coeli quinto die.
Se, dunque, non avendo trovato un aiuto simile all’uomo tra il bestiame e le bestie dei campi e gli uccelli dell’aria, Dio fece per lui un aiuto simile a partire dalla sua costola, tuttavia questo fu fatto avendo già modellato dalla terra queste bestie dei campi, gli uccelli dell’aria e averglieli condotti: in che modo si può intendere che questo fu fatto il sesto giorno, quando in quel giorno la terra produsse l’anima vivente secondo la parola di Dio, mentre le acque avevano prodotto gli uccelli il quinto giorno in modo simile secondo la parola di Dio? Così qui non sarebbe detto: “E Dio formò ancora dalla terra tutte le bestie dei campi e tutti gli uccelli del cielo”, se la terra non avesse già prodotto tutte le bestie dei campi il sesto giorno e le acque non avessero già prodotto gli uccelli il quinto giorno.

Aliter ergo tunc, id est potentialiter atque causaliter, sicut illi operi competebat, quo creavit omnia simul, a quibus in die septimo requievit: aliter autem nunc, sicut ea videmus, quae per temporalia spatia creat, sicut usque nunc operatur. Ac per hoc iam per istos notissimos lucis corporalis dies, qui circuitu solis fiunt, Eva facta est de latere viri sui. Tunc enim Deus adhuc finxit de terra bestias et volatilia, in quibus cum adiutorium simile ipsi Adam non esset inventum, illa formata est. In talibus ergo diebus etiam ipsum de limo finxit Deus.
È dunque in un modo, cioè in potenza e secondo le cause, che in un [primo] momento, come era appropriato per quell’opera, [Dio] creò simultaneamente tutte le cose da cui doveva riposarsi il settimo giorno, ed è in un altro modo, invece, che ora crea le cose come le vediamo, attraverso gli spazi del tempo, secondo quanto è operato finora. E fu durante uno di questi noti giorni di luce corporea, fatti dal circuito del sole, che Eva fu creata dal fianco di suo marito. Fu in quel momento che Dio modellò le bestie della terra e gli uccelli, tra i quali non si sarebbe trovato un compagno come Adamo, che lei fu formata. Fu in quei giorni, dunque, che Dio stesso lo modellò [Adamo] dal fango.

5. 8. Neque enim dicendum est, masculum quidem sexto die factum, feminam vero posterioribus diebus; cum ipso sexto die apertissime dictum sit: Masculum et feminam fecit eos, et benedixit eos, et caetera, quae de ambobus et ad ambos dicuntur. Aliter ergo tunc ambo, et nunc aliter ambo: tunc scilicet secundum potentiam per verbum Dei tamquam seminaliter mundo inditam, cum creavit omnia simul, a quibus in die septimo requievit, ex quibus omnia suis quaeque temporibus iam per saeculorum ordinem fierent; nunc autem secundum operationem praebendam temporibus, qua usque nunc operatur, et oportebat iam tempore suo fieri Adam de limo terrae, eiusque mulierem ex viri latere.
Né, in effetti, si potrebbe dire che il maschio fu fatto il sesto giorno e la femmina nei giorni successivi; poiché è chiaramente detto: “Maschio e femmina li fece e li benedisse”, e così via, il che è detto di entrambi e ad entrambi. In un modo, dunque, [sono] i due in un primo momento, in un altro [sono] i due adesso: cioè in un primo momento, secondo la potenza, introdotta nel mondo dal Verbo di Dio, come nel modo di un seme, quando creò ogni cosa simultaneamente e da cui si riposò il settimo giorno; È da queste cose che ogni cosa a suo tempo sarebbe stata fatta d’ora in poi secondo l’ordine dei secoli, mentre ora secondo un’operazione affidata ai tempi, con la quale è operato fino ad ora e secondo la quale era necessario che in seguito Adamo fosse fatto dal fango e sua moglie dal fianco dell’uomo.

6. 9. In qua distributione operum Dei, partim ad illos dies invisibiles pertinentium, quibus creavit omnia simul, partim ad istos, in quibus operatur quotidie quidquid ex illis tamquam involucris primordialibus in tempore evolvitur, si non importune atque absurde Scripturae verba secuti sumus, quae nos ad haec distinguenda duxerunt: cavendum est ne propter ipsarum rerum aliquanto difficilem perceptionem, quam tardiores assequi non sufficiunt, putemur aliquid sentire ac dicere, quod scimus nos nec sentire nec dicere. Quamquam enim praecedentibus sermonibus, quantum potuerim, lectorem praestruxerim; plures tamen arbitror caligare in his locis, et putare ita fuisse prius hominem in illo Dei opere, quo simul creata sunt, ut aliquam vitam duceret, ut Dei locutionem ad se directam, cum dixit Deus: Ecce dedi vobis omne pabulum seminale 10, discerneret, crederet, intellegeret. Noverit ergo qui hoc putat, non hoc me sensisse, neque dixisse.
6. 9. In questa distribuzione dell’opera di Dio, una parte è appropriata a quei giorni invisibili, in cui creò ogni cosa simultaneamente e una parte a questi giorni, in cui è operato ogni giorno, in cui ogni cosa si sviluppa nel tempo a partire da quelle [che furono create simultaneamente] che sono come involucri primordiali, se abbiamo seguito le parole della Scrittura che ci hanno portato a distinguere queste cose, in modo non inappropriato e non assurdo, allora dobbiamo stare attenti, affinché, a causa della percezione piuttosto difficile di queste cose che le menti più lente non possono seguire, non si pensi che io stimi e dica, ciò che so di non stimare e che non dico. Sebbene, infatti, nei discorsi precedenti, abbia preparato il lettore per quanto possibile, tuttavia credo che molti siano confusi da questi argomenti e pensino che l’uomo che fu dapprima in quest’opera di Dio in cui tutto è stato creato simultaneamente, conduceva una vita tale da permettergli di discernere, credere e comprendere le parole di Dio che erano rivolte a lui quando disse: “Ecco, io vi ho dato ogni cibo proveniente da seme”. Sappia dunque chi crede questo che non è così che ho stimato e detto.

6. 10. Sed rursus, si dixero non ita fuisse hominem in illa prima rerum conditione, qua creavit Deus omnia simul, sicuti est non tantum perfectae aetatis homo, sed ne infans quidem, nec tantum infans, sed ne puerperium quidem in utero matris, nec tantum hoc, sed nec semen quidem visibile hominis; putabit omnino non fuisse. Redeat ergo ad Scripturam; inveniet sexto die hominem factum ad imaginem Dei, factos autem masculum et feminam 11. Item quaerat quando facta sit femina; inveniet extra illos sex dies: tunc enim facta est, quando Deus de terra finxit adhuc bestias agri et volatilia coeli; non quando volatilia produxerunt aquae, et animam vivam, in qua et bestiae sunt, produxit terra. Tunc autem factus est homo et masculus et femina: ergo et tunc et postea. Neque enim tunc, et non postea; aut vero postea, et non tunc: nec alii postea, sed iidem ipsi aliter tunc, aliter postea. Quaeret ex me quomodo. Respondebo: Postea visibiliter, sicut species humanae constitutionis nota nobis est; non tamen parentibus generantibus, sed ille de limo, illa de costa eius. Quaeret tunc quomodo. Respondebo: Invisibiliter, potentialiter, causaliter, quomodo fiunt futura non facta.
6. 10. Ma, d’altra parte, se avessi detto che l’uomo, in questa prima creazione delle cose in cui Dio creò tutto simultaneamente, non era come un uomo nella perfezione dell’età, né come un bambino, non solo un bambino ma nemmeno come un embrione nel grembo della madre, né come il seme visibile dell’uomo, avrebbe creduto che non lo fosse affatto. Che torni quindi alle Scritture e troverà che il sesto giorno l’uomo fu fatto a immagine di Dio, e l’uomo e la donna furono fatti. Che cerchi quindi quando fu fatta la donna e troverà che è al di fuori di questi sei giorni. La donna, infatti, fu fatta in quel primo momento, quando Dio modellò dalla terra il bestiame dei campi e gli uccelli del cielo, non quando le acque generarono gli uccelli e la terra l’anima vivente, e in lei [tra le anime viventi] ci sono anche le bestie. È allora, tuttavia, che fu fatto l’uomo, maschio e femmina: dunque allora [maschio e femmina] e anche dopo. Infatti, non furono fatti [maschio e femmina] in quel primo momento e non sono stati fatti dopo oppure sono stati fatti dopo e non in quel primo momento; e non furono diversi dopo, ma esattamente come in quel primo momento, solo che dopo lo furono altrimenti. Mi si chiede: in che modo dopo? Risponderò: visibilmente, come la specie umana la cui costituzione ci è nota, ma non dai genitori che li hanno generati, ma lui dal fango e lei dalla costola di lui. Mi si chiede: e in che modo in quel primo momento? Risponderò: invisibilmente, potenzialmente, secondo la causa, nel modo in cui le cose future sono fatte e non ancora fatte.

[…]

8. 13. Quomodo ergo loquebatur, inquit, eis qui nondum audiebant, nec intellegebant; quia nec erant qui verba perciperent? Possem respondere sic eos allocutum Deum, quemadmodum Christus nos nondum natos, etiam longe post futuros, nec tantum nos, sed etiam eos omnes qui futuri sunt post nos. Omnibus enim dicebat, quos suos futuros videbat: Ecce ego vobiscum sum usque in consummationem saeculi: sicut Deo notus erat propheta cui dixit: Priusquam te formarem in utero, novi te; sicut decimatus est Levi cum esset in lumbis Abraham. Cur enim non ita et ipse Abraham in Adam, et ipse Adam in primis operibus mundi, quae Deus creavit omnia simul? Sed verba Domini per os carnis eius, et verba Dei per ora Prophetarum temporali corporis voce proferuntur, et omnibus syllabis suis congruas temporum moras sumunt, atque consumunt: cum vero Deus dicebat:
8. 13. In che modo, dunque, dirà, fu parlato a loro, che ancora non udivano né capivano, poiché non erano ancora in grado di percepire le parole? Potrei rispondere che Dio parlò loro nello stesso modo in cui Cristo parlò non solo a noi che non eravamo ancora nati e che lo saremmo stati molto tempo dopo, ma anche a tutti coloro che nasceranno dopo di noi. E a tutti coloro che vide che sarebbero stati suoi in futuro, [Cristo] disse: “Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). Così come era noto a Dio il profeta [Geremia], al quale disse: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo” (Geremia 1,5). Allo stesso modo, Levi pagava la decima quando era ancora nel grembo di Abramo (Ebrei 7,9-10). Perché, infatti, Abramo stesso non dovrebbe essere così in Adamo e Adamo nelle prime opere del mondo, che Dio ha creato tuttora simultaneamente? Ma le parole del Signore [Gesù Cristo] attraverso la sua bocca di carne e le parole di Dio attraverso la bocca dei profeti sono state pronunciate dalla voce di un corpo temporale, hanno intervalli di tempo corrispondenti a tutte le loro sillabe e durano durante questi intervalli. Al contrario, quando diceva:

Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram, et habeat potestatem piscium maris et volatilium coeli, et omnium pecorum, et omnis terrae, et omnium reptilium quae repunt super terram; et: Crescite, et multiplicamini, et replete terram, et dominamini eius; et habete potestatem piscium maris, et volatilium coeli, et omnium pecorum, et omnis terrae, et omnium reptilium quae repunt super terram; et: Ecce dedi vobis omne pabulum seminale, seminans semen quod est super omnem terram, et omne lignum fructiferum, quod habet in se fructum seminis seminalis, quod erit vobis ad escam;
“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, che abbia potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutto il bestiame e su tutta la terra e su ogni essere che striscia sulla terra.” (Gen 1,26) E [quando disse]: “Crescete e moltiplicatevi, riempite la terra e dominatela; e abbiate potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutto il bestiame e su tutta la terra e su ogni essere che striscia sulla terra (Gen 1,28). Ed ancora: “Ecco, io vi ho dato ogni pascolo che porta e semina seme che è su tutta la terra, e ogni albero da frutto che ha in sé un frutto che porta seme, che sarà per voi cibo” (Gen 1,29).

ipse sermo eius ante omnem aeris sonum, ante omnem carnis et nubis vocem, in illa summa eius Sapientia, per quam facta sunt omnia, non quasi humanis auribus instrepebat, sed rebus factis rerum faciendarum causas inserebat, et omnipotenti potentia futura faciebat, hominemque suo tempore formandum, in temporum tamquam semine vel tamquam radice condebat, quando condebat unde inciperent saecula, ab illo condita qui est ante saecula. Creaturae quippe aliae creaturas alias, quaedam tempore, quaedam causis praecedunt: ille autem omnia quae fecit, non solum excellentia, qua etiam causarum effector est, verum etiam aeternitate praecedit. Sed de hoc opportunioribus deinde Scripturarum locis fortassis plenius disserendum est.
Questo discorso di Dio, prima di ogni risonanza dell’aria, prima della voce della carne e della nube, era in quella superiore Sapienza di Dio dalla quale tutte le cose sono state fatte; questo discorso non faceva rumore alle orecchie umane, ma inseriva nelle cose già fatte le cause delle cose ancora da fare e faceva le cose future con la sua onnipotenza e stabiliva l’uomo, che doveva essere modellato a suo tempo, nei tempi, come un seme o come una radice, quando stabiliva il momento in cui i secoli sarebbero iniziati, stabiliti per opera di Colui che è prima dei secoli. Certo, alcune creature precedono altre, alcune per tempo, altre per cause; ma colui che le ha fatte tutte, le precede non solo per eccellenza, perché è anche l’autore delle cause, ma in verità le precede anche per eternità.

[…]

9. 14. … Quia enim noverat Ieremiam Deus priusquam eum formaret in utero, dubitare fas non est: apertissime quippe dicit: Priusquam te formarem in utero, novi te. Ubi autem illum nosset antequam ita formasset, etsi nostrae infirmitati assequi vel difficile vel impossibile est; utrum in aliquibus propinquioribus causis, sicut Levi in lumbis Abrahae decimatus est; an in ipso Adam, in quo genus humanum tamquam radicaliter institutum est; et in eo ipso utrum iam cum de limo formatus esset, an causaliter in his operibus factus quae creavit omnia simul; an vero ante omnem potius creaturam, sicut elegit et praedestinavit sanctos suos ante mundi constitutionem;
9. 14. … In effetti, che Dio conoscesse Geremia [il profeta] prima di formarlo nel grembo materno non può essere messo in dubbio, dal momento che dice apertamente: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho formato” (Geremia 1,5). Ma dove avrebbe potuto conoscerlo prima di formarlo? È difficile o impossibile alla nostra debolezza pervenirvi. È nelle cause più vicine, come Levi che pagò la decima quando era nel seno di Abramo, o è in Adamo stesso, nel quale il genere umano fu cominciato come in una radice? E se è in Adamo, era in lui stesso quando fu formato dal fango, o fu fatto in modo causale in quelle opere che creò tutte simultaneamente? Oppure lo conosceva, piuttosto, prima di ogni creatura, così come ha eletto e predestinato i suoi santi prima della creazione del mondo (cfr. Efesini 1,4)?

an potius in omnibus praecedentibus causis, sive quas commemoravi, sive quas non commemoravi, priusquam in utero formaretur; non arbitror scrupulosius quaeri oportere, dummodo Ieremiam constet, ex quo est in hac luce a parentibus editus, ex illo egisse vitam propriam, qua grandescens aetatis accessu, posset vivere sive male sive; antea vero nullo modo, non solum priusquam in utero formaretur, sed nec iam ibi formatus, antequam natus. Neque enim habet ullam cunctationem apostolica illa sententia de geminis in Rebeccae utero nondum agentibus aliquid boni aut mali 19.
O piuttosto si sarebbe formato prima di essere nel grembo materno in tutte queste cause precedenti, sia quelle che ho menzionato sia quelle che non ho menzionato. Non credo sia necessario cercare oltre, purché concordiamo sul fatto che dal momento in cui Geremia fu messo al mondo dai suoi genitori, condusse una vita propria, nella quale, avanzando nell’età, poté vivere [agendo] male o bene, mentre in precedenza, non solo prima di essere formato nel grembo materno, ma nemmeno quando era già formato in esso, non gli era possibile in alcun modo [agire male o bene] prima di nascere.

9. 15. Nec tamen frustra scriptum est, nec infantem mundum esse a peccato, cuius est unius diei vita super terram; et illud in Psalmo: Ego in iniquitatibus conceptus sum, et in peccatis mater mea 20 me in utero aluit; et quod in Adam omnes moriuntur, in quo omnes peccaverunt 21. Nunc autem liquido teneamus, quaelibet parentum merita traiciantur in prolem, quaecumque gratia Dei, antequam nascatur, quemque sanctificet, nec iniquitatem esse apud Deum, nec boni malive agere quemquam quod ad propriam personam pertineat, antequam natus est: illamque sententiam qua nonnulli putant alibi peccasse magis minusque animas, et pro diversorum meritis peccatorum in diversa corpora esse detrusas, apostolicae non convenire sententiae; cum apertissime dictum sit, nihil egisse nondum natos seu boni seu mali.
9. 15. Tuttavia, non è stato scritto invano che un bambino, anche se ha vissuto un solo giorno sulla terra, non è puro da ogni peccato (Giobbe 14, Sel. LXX): il Salmista ha detto con verità “che è stato concepito nell’iniquità e che sua madre lo ha nutrito nel suo grembo in mezzo ai peccati (Sal. 51,7)”; è anche scritto che “tutti gli uomini hanno peccato e muoiono in Adamo (Rom. 5,12)”. Teniamoci dunque stretti a questa verità indiscutibile: nonostante i meriti che passano dai padri ai discendenti, nonostante la grazia che può santificare un uomo prima della sua nascita, non c’è alcuna ingiustizia da parte di Dio e nessun atto di bene o di male può essere personale prima della nascita, di conseguenza, che il particolare sistema secondo cui le anime hanno commesso più o meno colpe in una vita precedente e, a seconda dell’entità dei loro peccati, sono state unite a corpi diversi, è in contraddizione con la parola così formale dell’Apostolo, secondo cui i figli di Rebecca non fecero, prima della loro nascita, alcun atto buono o cattivo.

9. 16. Ac per hoc aliqua quaestio est suo loco retractanda, quid de peccato primorum parentum, qui duo soli fuerunt, generis humani contraxerit universa consparsio: nihil tamen talium meritorum habere potuisse hominem antequam de terrae pulvere fictus esset, antequam suo tempore viveret, nulla quaestio est. Sicut enim Esau et Iacob, quos nondum natos dixit Apostolus nihil egisse boni vel mali, non possemus dicere traxisse aliquid meriti de parentibus, si nec ipsi parentes egissent aliquid boni aut mali; nec genus humanum peccasse in Adam, si ipse non peccasset Adam; non autem peccasset Adam, nisi iam suo tempore viveret, quo posset vivere sive bene sive male: ita frustra peccatum eius, seu recte factum requiritur, cum adhuc in rebus simul creatis causaliter conditus, nec vita propria iam vivebat, nec in parentibus sic viventibus erat. In illa enim prima conditione mundi, cum Deus omnia simul creavit, homo factus est qui esset futurus, ratio creandi hominis, non actio creati.
9. 16. Qui sorge la questione, che dovremo riprendere più avanti, di come il genere umano, diffondendosi sulla terra, abbia contratto il peccato dei nostri primi genitori, che all’inizio esistono da soli: quanto a loro, non avrebbero potuto subire le conseguenze di alcuna trasgressione, prima di essere formati dal limo della terra e di ricevere la vita al momento stabilito; questo è un punto che non è nemmeno necessario discutere. Così come non avremmo motivo di dire che Esaù e Giacobbe, incapaci, secondo l’Apostolo, di aver fatto il bene o il male prima della loro nascita (Romani 9,11), abbiano ereditato le virtù o i difetti dei loro genitori, se questi ultimi non avessero a loro volta fatto né il bene né il male, o che il genere umano abbia peccato in Adamo, se Adamo stesso non avesse peccato, il che sarebbe stato impossibile, se non avesse ricevuto con la vita la libertà di fare il bene e il male; allo stesso modo, cercheremmo invano di vedere come Adamo possa essere criminale o innocente, poiché, essendo stato stabilito in principio nell’insieme delle cose create in modo causale, non viveva di vita propria, né era in genitori viventi così. In effetti, nella creazione primitiva e simultanea, l’uomo è stato formato come un essere possibile, cioè nel principio da cui doveva emergere, e non con l’esistenza effettiva che avrebbe poi condotto.

10. 17. Sed haec aliter in Verbo Dei, ubi ista non facta, sed aeterna sunt; aliter in elementis mundi, ubi omnia simul facta futura sunt; aliter in rebus quae secundum causas simul creatas, non iam simul sed suo quaeque tempore creantur, in quibus Adam iam formatus ex limo, et Dei flatu animatus, sicut fenum exortum; aliter in seminibus, in quibus rursus quasi primordiales causae repetuntur, de rebus ductae quae secundum causas, quas primum condidit, exstiterunt, velut herba ex terra, semen ex herba. In quibus omnibus ea iam facta modos et actus sui temporis accepterunt, quae ex occultis atque invisibilibus rationibus, quae in creatura causaliter latent, in manifestas formas naturasque prodierunt: sicut herba exorta super terram, et homo factus in animam vivam, et caetera huiusmodi, sive frutecta sive animantia, ad illam operationem Dei pertinentia, qua usque nunc operatur. Sed etiam ista secum gerunt tamquam iterum seipsa invisibiliter in occulta quadam vi generandi, quam extraxerunt de illis primordiis causarum suarum, in quibus creato mundo cum factus est dies, antequam in manifestam speciem sui generis exorerentur, inserta sunt.
10. 17. Ma una cosa è nel Verbo di Dio, dove queste cose non sono state fatte, ma sono eterne; è un’altra negli elementi primordiali della creazione, dove tutto ciò che doveva esistere è stato creato simultaneamente; e un’altra nelle cose che sono state create secondo le cause primordiali, non già simultaneamente, ma ciascuna creata a suo tempo, nelle quali Adamo, già formato dal limo della terra e animato dal soffio divino, è come l’erba, quando è cresciuta sulla terra; un’altra nei semi dove le cause primordiali sembrano essere rinnovate e riprodotte dagli stessi esseri che sono emersi da queste cause: così come l’erba viene dalla terra e il seme dall’erba. Di tutti questi esseri, quello che è venuto all’esistenza appare con le modificazioni che costituiscono la vita, e che sono lo sviluppo effettivo in una sostanza reale delle cause segrete, virtualmente contenute in ogni creatura: tale fu l’erba, dopo che crebbe sulla terra, tale fu l’uomo formato in un essere vivente, e, in una parola, gli animali o le piante che Dio produce in virtù della sua continua attività. Inoltre, ogni essere contiene in sé un altro essere, grazie a quella proprietà di autoriproduzione che gli deriva dalle cause primordiali in cui era avvolto, prima di nascere nelle forme proprie della sua specie, nel momento in cui il mondo fu creato con il giorno.

11. 18. Si enim prima illa opera Dei, cum simul omnia creavit, in suo modo perfecta non essent, ea procul dubio post adderentur quae illis perficiendis defuissent; ut quaedam universitatis perfectio ex utriusque constaret singulis quasi semis, velut alicuius totius partes essent, quarum coniunctione ipsum totum cuius partes fuerant, compleretur. Rursus, si ita essent illa perfecta, sicut perficiuntur, cum suis quaeque temporibus in manifestas formas actusque procreantur; profecto aut nihil ex eis postea per tempora fieret, aut hoc fieret, quod ex istis quae suo quaeque iam tempore oriuntur, Deus non cessat operari. Nunc autem quia iam et consummata quodammodo, et quodammodo inchoata sunt ea ipsa quae consequentibus evolvenda temporibus primitus Deus omnia simul creavit, cum faceret mundum: consummata quidem quia nihil habent illa in naturis propriis, quibus suorum temporum cursus agunt, quod non in istis causaliter factum sit; inchoata vero, quoniam quaedam erant quasi semina futurorum, per saeculi tractum ex occulto in manifestum locis congruis exserenda: ipsius etiam Scripturae verba satis ad hoc admonendum insigniter vigent, si quis in eis evigilet. Nam et consummata ea dicit et inchoata: nisi enim consummata essent, non scriptum esset: Et consummata sunt coelum et terra, et omnis compositio eorum: et consummavit Deus in die sexto opera sua, quae fecit; et benedixit Deus diem septimum, et sanctificavit eum; rursusque nisi inchoata essent, non ita sequeretur, quia in illa die requievit ab omnibus operibus suis quae inchoavit Deus facere.
11. 18. Se le opere primitive di Dio, quando creò tutto insieme, non fossero state completate, avrebbero ricevuto in seguito lo sviluppo necessario per renderle complete; la creazione universale sarebbe stata per così dire scomposta in due metà, e la sua perfezione sarebbe quella che risulta in un tutto dall’unione di queste due metà. D’altra parte, se le opere fossero state completate come lo sono quando gli esseri si sviluppano realmente nel tempo in una forma visibile, sarebbe successa una delle due cose: o non sarebbe uscito nulla da esse con il tempo, o sarebbero servite come principio per le creature che Dio non cessa di trarre da quelle che si sono formate con il progresso del tempo. Ma oggi stesso c’è un’opera completa e incompleta allo stesso tempo nelle creature le cui cause furono create all’origine, quando Dio fece tutte le sue opere simultaneamente, per produrre tutti i loro effetti nel seguito dei tempi: sono complete in quanto l’esistenza che acquistano nel corso del tempo ha tutte le qualità implicitamente contenute nel principio della loro specie; sono incompiute in quanto contengono il germe di esseri futuri, che devono apparire nel corso del tempo, al momento opportuno. Le parole della Scrittura, se vi prestiamo attenzione, hanno una forza molto significativa e ci avvertono di questa verità. Essa proclama, infatti, che queste opere sono complete e allo stesso tempo incompiute. Se non fossero complete, non avrebbe detto: “Così il cielo e la terra furono terminati in tutta la loro bellezza. E il sesto giorno Dio terminò tutte le opere che aveva fatto; e il settimo giorno Dio si riposò da tutte le opere che aveva fatto; e Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò”. D’altra parte, se non fossero state incompiute, non avrebbe aggiunto le seguenti parole: “Dio si riposò da tutte le opere che aveva cominciato a fare.”

11. 19. Hic igitur si quis inquirat quomodo consummavit et quomodo inchoavit: neque enim alia consummavit, alia inchoavit, sed eadem ipsa utique a quibus in die septimo requievit, ex iis quae supra diximus clarum est. Consummasse quippe ista intellegimus Deum, cum creavit omnia simul ita perfecte, ut nihil ei adhuc in ordine temporum creandum esset, quod non hic ab eo iam in ordine causarum creatum esset: inchoasse autem, ut quod hic praefixerat causis, post impleret effectis. Proinde formavit Deus hominem pulverem terrae, vel limum terrae, hoc est de pulvere vel limo terrae; et inspiravit sive sufflavit in eius faciem spiritum vitae, et factus est homo in animam vivam. Non tunc praedestinatus; hoc enim ante saeculum in praescientia Creatoris: neque tunc causaliter vel consumate inchoatus, vel inchoate consummatus; hoc enim a saeculo in rationibus primordialibus, cum simul omnia crearentur: sed creatus in tempore suo, visibiliter in corpore, invisibiliter in anima, constans ex anima et corpore.
11. 19. A questo punto, dunque, se qualcuno si chiedesse in che modo ha completato e in che modo ha iniziato – infatti non ha completato alcune cose e ne ha iniziate altre, ma sono assolutamente le stesse, dalle quali si è riposato nel settimo giorno – questo è chiaro da quanto abbiamo detto sopra. Infatti, comprendiamo che Dio ha completato queste cose, quando ha creato tutte le cose in modo così perfetto che non gli rimaneva nulla da creare nell’ordine del tempo che non fosse già stato creato da lui nell’ordine delle cause, tuttavia comprendiamo che ha iniziato, nel senso che ciò che aveva prestabilito nelle cause, lo avrebbe poi compiuto negli effetti. Così, dunque, “Dio formò l’uomo polvere del suolo” o fango del suolo, cioè dalla polvere della terra o dal fango della terra, e soffiò o “inspirò nella faccia lo spirito di vita, e l’uomo fu fatto anima vivente” (Genesi 2, 7); non fu in questo momento che fu predestinato – questo, infatti, [fu fatto] prima del secolo, nella prescienza del creatore – né fu causalmente iniziato per essere completato o completato per essere iniziato – questo, infatti, [fu fatto] all’inizio del secolo nelle ragioni primordiali, quando creò tutto simultaneamente – ma fu creato visibilmente nel corpo a suo tempo e invisibilmente nell’anima, poiché è composto di anima e corpo.

[…]

12. 21. Nec illud audiendum est, quod nonnulli putant, ideo praecipuum Dei opus esse hominem, quia caetera dixit, et facta sunt; hunc autem ipse fecit: sed ideo potius, quia hunc ad imaginem suam fecit. Nam illa quae dixit et facta sunt, ideo sic scriptum est, quia per Verbum eius facta sunt, sicut per hominem hominibus dici potuit verbis, quae temporaliter cogitantur, et voce proferuntur. Non sic autem loquitur Deus, nisi cum per corporalem creaturam loquitur, sicut Abrahae, sicut Moysi, sicut per nubem de Filio suo. Ante vero omnem creaturam, ut esset ipsa creatura, eo Verbo dictum est, quod in principio erat Deus apud Deum: et quia omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil, utique et homo per ipsum factus est. Certe enim coelum verbo fecit, quia dixit et factum est: scriptum est tamen: Et opera manuum tuarum sunt coeli. Et de hoc imo quasi fundo mundi scriptum est: Quoniam ipsius est mare, et ipse fecit illud, et aridam terram manus eius finxerunt. Non igitur hoc in honorem hominis deputetur, velut caetera Deus dixerit, et facta sint, hunc autem ipse fecerit; aut verbo caetera, hunc autem manibus fecerit. Sed hoc excellit in homine, quia Deus ad imaginem suam hominem fecit, propter hoc quod ei dedit mentem intellectualem, qua praestat pecoribus; unde iam superiore loco disseruimus. In quo honore positus, si non intellexerit, ut bene agat, eisdem ipsis pecoribus quibus praelatus est comparabitur. Sic etenim scriptum est: Homo in honore positus non intellexit; comparatus est pecoribus insensatis, et similis factus est eis. Nam et pecora Deus fecit, sed non ad imaginem suam.
12.21 […] Questo, dunque, non è considerato come onore per l’uomo [cioè che il testo dica che è stato fatto dalle mani di Dio] e che per le altre cose Dio aveva detto ed erano state fatte, mentre è lui stesso ha fatto l’uomo, le altre cose con la parola, questo [l’uomo], invece, lo ha fatto con le sue mani. Ma è in questo che l’uomo eccelle, in quanto Dio lo ha fatto a sua immagine e somiglianza, ed è per questo che gli ha dato un giudizio intellettuale, con il quale prevale sul bestiame, come abbiamo già detto sopra. E se non avrà capito in quale onore è stato posto al fine di agire bene, allora sarà paragonato allo stesso bestiame a cui è stato preferito. Infatti, è scritto così: “L’uomo non ha capito l’onore in cui è stato posto; è stato paragonato al bestiame insensato ed è diventato come lui.” (Salmo 48:13) Infatti, Dio ha fatto anche il bestiame, ma non a sua immagine e somiglianza.

12. 22. Nec dicendum est: Hominem ipse fecit, pecora vero iussit, et facta sunt; et hunc enim et illa per Verbum suum fecit, per quod facta sunt omnia. Sed quia idem Verbum et Sapientia et Virtus eius est; dicitur et manus eius, non visibile membrum, sed efficiendi potentia. Nam haec eadem Scriptura quae dicit quod Deus hominem de limo terrae finxerit, dicit etiam quod bestias agri de terra finxerit, quando eas cum volatilibus coeli ad Adam adduxit, ut videret quid ea vocaret. Sic enim scriptum est: Et finxit Deus adhuc de terra omnes bestias. Si ergo et hominem de terra et bestias de terra ipse formavit, quid habet homo excellentius in hac re, nisi quod ipse ad imaginem Dei creatus est? Nec tamen hoc secundum corpus, sed secundum intellectum mentis, de quo post loquemur.
12.22 Né si deve dire: “Egli stesso ha fatto l’uomo, mentre per il bestiame ha ordinato e fu fatto”. Entrambi li ha fatti “per mezzo della sua parola, con la quale sono state fatte tutte le cose” (Gv 1,3). Ma poiché questa stessa parola è la sapienza e la potenza di Dio, è anche chiamata mano di Dio, non come membro visibile, ma come potenza in azione. Infatti, la stessa Scrittura che dice che Dio ha plasmato l’uomo dal fango, dice che ha plasmato anche le bestie dei campi, quando le ha portate ad Adamo insieme agli uccelli del cielo per vedere come le avrebbe chiamate. Infatti, è scritto così: “E Dio modellò tutte le bestie dalla terra” (Genesi 1, 25). Quindi, se Egli stesso ha formato l’uomo dalla terra e le bestie dalla terra, cosa c’è di più eccellente nell’uomo se non che è stato creato a immagine di Dio? Ma questo non è secondo il corpo, bensì secondo l’intelletto del giudizio, di cui parleremo più avanti.

Quamquam et in ipso corpore habeat quamdam proprietatem quae hoc indicet, quod erecta statura factus est, ut hoc ipso admoneretur non sibi terrena esse sectanda, velut pecora, quorum voluptas omnis ex terra est, unde in alvum cuncta prona atque prostrata sunt. Congruit ergo et corpus eius animae rationali, non secundum lineamenta figurasque membrorum, sed potius secundum id quod in coelum erectum est, ad intuenda quae in corpore ipsius mundi superna sunt: sicut anima rationalis in ea debet erigi, quae in spiritalibus natura maxime excellunt, ut quae sursum sunt sapiat, non quae super terram.
Tuttavia, l’uomo ha una certa proprietà nel suo stesso corpo che indica questo [la sua eccellenza], cioè che è stato fatto con una statura eretta, affinché con ciò sia informato che non deve cercare per sé le cose terrene, come il bestiame il cui intero piacere viene dalla terra: da qui il fatto che è tutto piegato verso il ventre e prostrato verso la terra. Il suo corpo, quindi, corrisponde all’anima razionale, non secondo i lineamenti del volto e la forma delle membra, ma piuttosto per il fatto che è elevato verso il cielo, per guardare ciò che è più elevato nel corpo di questo mondo; così come l’anima razionale deve elevarsi verso ciò che è spirituale e che eccelle al massimo grado per natura, per gustare ciò che è in alto e non ciò che è sulla terra (Colossesi 3, 2).

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