Agostino, Città di Dio, libro 20, capitolo 6:
E continua: “In verità, in verità vi dico: viene il momento, ed è già venuto, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che lo ascoltano vivranno; perché come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere la vita in se stesso” (Gv 5,25-26). Non sta ancora parlando della seconda risurrezione, cioè della risurrezione del corpo, che avverrà alla fine del mondo, ma della prima risurrezione, che sta avvenendo ora. È per distinguere questa dall’altra che dice: “Il tempo viene ed è già venuto”. Ora, questa risurrezione non riguarda i corpi, ma le anime. Anche le anime hanno la loro morte, che consiste nell’empietà e nel crimine; ed è di questo che sono morti coloro di cui il Signore ha detto: “I morti seppelliscano i loro morti” (Mt 8, 22), cioè che coloro che sono morti per la morte dell’anima seppelliscano coloro che sono morti per la morte del corpo. Di coloro che sono morti di morte dell’anima a causa dell’empietà e del crimine, egli dice: “Sta per venire, ed è già venuto, il tempo in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che ascolteranno vivranno”. Quelli, dice, che lo ascoltano, cioè che gli obbediscono, che credono in lui e che perseverano fino alla fine. Non fa qui distinzione tra buoni e cattivi, perché è un vantaggio per tutti ascoltare la sua voce e vivere, passando dalla morte dell’empietà alla vita della grazia. È di questa morte che San Paolo dice: “Quindi, tutti sono morti e uno è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (1 Cor 5, 14-15). Così, tutti senza eccezione sono morti a causa del peccato, sia per il peccato originale sia per i peccati attuali che vi hanno aggiunto, per ignoranza o per malizia, e solo uno che è vivo, cioè libero da ogni peccato, è morto per tutti questi morti, affinché coloro che vivono perché i loro peccati sono stati perdonati, non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto per tutti a causa dei nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione, affinché, credendo in colui che giustifica gli empi ed essendo giustificati dalla nostra empietà come morti che risorgono, possiamo appartenere alla prima risurrezione che avviene adesso. A questa appartengono solo coloro che saranno eternamente beati, mentre l’Apostolo ci insegna che sia i buoni che i cattivi apparterranno alla seconda, di cui parlerà tra poco. È questo che fa dire al Salmista: “Signore, canterò la tua misericordia e il tuo giudizio” (Sal 100,1).
È di questo giudizio che parla poi san Giovanni, quando dice: “E gli diede autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo”. Con ciò mostra che verrà a giudicare rivestito della stessa carne in cui è venuto per essere giudicato. E per questo dice: “Perché è il Figlio dell’uomo”. Poi, parlando di ciò di cui ci stiamo occupando, dice: “Non meravigliatevi di questo, perché verrà il momento in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio dell’uomo; e quelli che hanno vissuto bene usciranno per essere risuscitati alla vita, come gli altri saranno risuscitati al giudizio”. (Gv 5,27-29) È il giudizio di cui ha parlato prima, per designare la condanna, in questi termini: “Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non entrerà nel giudizio, ma è già passato dalla morte alla vita” (Gv 5,24). Ciò significa che appartenendo alla prima risurrezione, con la quale ora passiamo dalla morte alla vita, non cadrà nella dannazione, che egli identifica con il giudizio, quando dice: “Come gli altri, per risorgere nel giudizio”, cioè per essere condannato. Chi dunque non vuole essere condannato nella seconda risurrezione, risorga nella prima, perché: “Viene l’ora, ed è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che udranno vivranno”. In altre parole, non cadranno nella dannazione che la Scrittura chiama seconda morte e nella quale, dopo la seconda risurrezione, che è quella dei corpi, saranno gettati coloro che non saranno risorti alla prima, che è quella delle anime. Prosegue dicendo che: “Il tempo verrà”; (e non aggiunge: “ed è già venuto”, perché ciò avverrà solo alla fine del mondo, al grande e definitivo giudizio di Dio). – Verrà il tempo”, dice, “in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno”. Non dice, come quando parla della prima risurrezione, che coloro che “lo ascolteranno vivranno”. Infatti, non tutti coloro che lo ascoltano vivranno, almeno non la vita che sola merita questo nome, perché è beata. Se non avessero un qualche tipo di vita, non sarebbero in grado di ascoltarlo né di lasciare le loro tombe quando i loro corpi risorgeranno. Poi ci dice perché non tutti vivranno: “Quelli”, dice, “che hanno vissuto bene usciranno per essere risuscitati alla vita”; questi sono quelli che vivranno; “e gli altri per essere risuscitati al giudizio”; questi sono quelli che non vivranno, perché moriranno di seconda morte. Se hanno vissuto male, è perché non sono stati risuscitati nella prima risurrezione che avviene adesso, cioè nella risurrezione delle anime, o perché non hanno perseverato in essa fino alla fine. Come ci sono due generazioni, di cui ho già parlato sopra, una secondo la fede, che avviene ora attraverso il battesimo, e l’altra secondo la carne, che avverrà all’ultimo giudizio, quando la carne diventerà immortale e incorruttibile, così ci sono due risurrezioni. La prima, che è la risurrezione delle anime, avviene ora; ci impedisce di cadere nella seconda morte. L’altra avrà luogo solo alla fine del mondo; non riguarda le anime, ma i corpi, che manderà, come risultato dell’ultimo giudizio, alcuni nella seconda morte e altri nella vita dove non c’è morte.