Agostino, Sermone 306: L’errore è cercare la felicità dove non si trova.
2. 3. Omnis autem homo, qualiscumque sit, beatus vult esse. Hoc nemo est qui non velit, atque ita velit, ut prae caeteris velit; imo quicumque vult caetera, propter hoc unum velit.
2. 3 Ogni umano vuole essere felice (beatus). Non c’è nessuno che non voglia questo e che non lo voglia al di sopra di tutte le altre cose; e anche chi vuole qualcos’altro lo vuole solo a causa di quest’unica cosa [essere felice].
3.3 Diversis cupiditatibus homines rapiuntur, et alius cupit hoc, alius illud: diversa genera sunt vivendi, in genere humano; et in multitudine generum vivendi alius aliud elegit et capessit: nemo est tamen quocumque genere vitae electo, qui non beatam vitam cupiat.
3.3 Gli uomini sono presi da desideri diversi (cupiditatibus), uno desidera questo, l’altro quello: ci sono diversi modi di vivere nel genere umano e nella moltitudine dei diversi modi di vivere ciascuno sceglie e coglie qualcos’altro: tuttavia non c’è nessuno, qualunque tipo di vita abbia scelto, che non desideri una vita felice.
Beata ergo vita, omnium est communis possessio: sed qua veniatur ad eam, qua tendatur, quo itinere tento perveniatur, inde controversia est. Ac per hoc si quaeramus beatam vitam in terris, nescio utrum invenire possimus: non quia malum est quod quaerimus, sed quia non in loco suo quaerimus.
Quindi una vita felice è un bene comune a tutti: ma come ci arriviamo, a cosa dobbiamo aspirare, come cerchiamo di arrivarci, è lì che iniziano le differenze. Ecco perché, se cerchiamo la vita felice nelle realtà terrene, non so se possiamo trovarla lì: non perché ciò che cerchiamo sia qualcosa di malvagio (malum), ma perché non lo cerchiamo dove si trova (in loco suo).
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8. 7. Quid est, fratres? Cum quaererem utrum velletis vivere, omnes respondebatis velle vos; utrum velletis sani esse, omnes respondebatis velle vos. Sed sanitas et vita si timetur ne finiatur, iam non est vita. Non est enim semper vivere, sed semper timere. Si semper timere, semper cruciari. Si cruciatus sempiternus, ubi vita aeterna? Tenemus certe non esse beatam, nisi vitam aeternam; imo non esse beatam, nisi vitam: quia si non aeterna, et si non cum satietate perpetua, procul dubio nec beata, nec vita.
8. 7. Cosa c’è, fratelli? Quando vi ho chiesto se volevate vivere, tutti avete risposto che lo volevate; [quando vi ho chiesto] se volevate essere in salute, tutti avete risposto che lo volevate. Ma se avete paura che la vostra salute e la vostra vita finiscano, quella non è più vita. Avere sempre paura significa essere sempre tormentati. Se il tormento è eterno, dov’è la vita eterna? Diamo per scontato che una vita non è felice se non è eterna; infatti, se non è felice, non è una vita: poiché se non è eterna e perennemente colmata, non è senza dubbio né felice né una vita.
Invenimus, omnes consentiunt. Invenimus plane in cogitatione, nondum in possessione. Haec est possessio quam omnes quaerunt: nemo est qui non quaerat. Malus sit, bonus sit, ipsam quaerit: sed bonus fidenter, malus impudenter. Quid quaeris bonum, male? Nonne tibi respondet ipsa postulatio tua, quam sis improbus, cum quaeris bonum malus? Nonne rem quaeris alienam? Si ergo summum bonum quaeris, hoc est, vitam; bonus esto, ut ad bonum pervenias. Si vis venire ad vitam, serva mandata.
L’abbiamo trovato, tutti sono d’accordo. L’abbiamo trovato completamente, nella riflessione, ma non ancora nel possesso. È il possesso [di questa vita eternamente felice] che tutti cercano: non c’è nessuno che non lo cerchi. Che si tratti di malvagi o di buoni, essi cercano la stessa cosa: ma i buoni con fiducia, i malvagi con impudenza. O malvagio, perché cerchi il bene? Non è forse la tua stessa richiesta la risposta: sei malvagio, quando, essendo malvagio, cerchi il bene? Non cerchi forse ciò che appartiene agli altri? Se dunque cerchi il bene supremo, cioè la vita, sii buono per ottenerla. Se vuoi ottenere la vita, osserva i comandamenti (Matteo 19:17).
Cum autem pervenerimus ad vitam, quid addam aeternam? quid addam beatam? semel vitam, quia ipsa est vita, quae et aeterna et beata: cum pervenerimus ad vitam, certum nobis erit in ea nos semper futuros. Nam si erimus ibi, et utrum ibi semper futuri simus, incerti erimus; etiam ibi erit timor. Et si erit timor, cruciatus erit, non carnis, sed, quod peius est, cordis. Ubi autem cruciatus, quae beatitudo? Erit ergo nobis certum quia in illa vita semper erimus, et eam finire non poterimus: quia in illius regno erimus, de quo dictum est: Et regni eius non erit finis.
Quando, tuttavia, avremo raggiunto la vita, perché dovrei aggiungere eterna? Perché aggiungere felice? La vita è una sola, poiché la vita stessa è quella eterna e felice. Una volta raggiunta la vita, allora sarà certo per noi che ci saremo sempre. Perché se fossimo lì e non sapessimo se ci saremo per sempre, allora ci sarebbe paura. E se c’è paura, c’è tormento, non del corpo, ma peggio ancora del cuore. Ma dove c’è tormento, quale felicità? Possiamo essere certi che in questa vita ci saremo per sempre, e che non potremo porvi fine: saremo infatti nel regno di colui di cui è stato detto: “E il suo regno non avrà fine”. (Luca 1, 33)