Apocalisse, capitolo 20:
01 Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo, con in mano la chiave dell’abisso e una grande catena.
02 Egli prese il Drago, il serpente del principio, che è il diavolo, Satana, e lo incatenò per mille anni.
03 Lo gettò nell’abisso e lo chiuse su di lui; poi lo sigillò perché il Drago non traviasse più le nazioni, finché non finirono i mille anni. Dopodiché, dovrà essere liberato per un po’ di tempo.
04 Poi vidi dei troni: a coloro che venivano a sedersi su di essi era dato il potere di giudicare. E vidi le anime di coloro che erano stati decapitati per aver testimoniato per Gesù e per la parola di Dio, che non si erano inchinati alla Bestia e alla sua immagine e che non avevano ricevuto il suo marchio sulla fronte o sulla mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.
05 Il resto dei morti non tornò in vita fino alla fine dei mille anni. Questa è la prima risurrezione.
06 Beati e santi sono coloro che hanno parte alla prima risurrezione. La seconda morte non ha potere su di loro: saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui per mille anni.
07 E quando i mille anni saranno terminati, Satana sarà liberato dalla sua prigione,
08 e se ne andrà a depistare i popoli delle nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarli per la guerra; essi sono numerosi come la sabbia del mare.
La risurrezione di Cristo inaugura il tempo dei mille anni in cui i giusti regneranno con Cristo. Il battesimo porta l’umanità in stretta comunione con Dio, con Gesù. Significa diventare membri del corpo di Cristo, vero Dio e vero uomo. Significa ricevere ed essere riempiti di Spirito, dell’amore di Dio. Ci sono tre tipi di battesimo: d’acqua e di Spirito, di desiderio e di sangue. In altre parole, anche coloro che non hanno ricevuto il battesimo nella Chiesa, ma hanno vissuto una comunione di fede con Dio tale da testimoniare la loro vita offerta per la giustizia, hanno ricevuto lo Spirito di Dio che li ha sostenuti nelle loro prove, e lo stesso vale per coloro che hanno desiderato il battesimo nella Chiesa ma sono morti prima di riceverlo. Il battesimo è infatti ciò che viene chiamato la prima risurrezione. È in questo momento che l’essere umano viene conformato a Cristo, diventa membro del suo corpo, animato dal suo soffio d’amore. Allora la vita del battezzato diventa una testimonianza d’amore, di fiducia nel perdono di Dio offerto in Gesù Cristo alla moltitudine. Il giusto entra così nel tempo di Dio, il tempo che ci unisce alla vita di Cristo. Questo assicura al credente la fede nella vittoria finale di Cristo su ogni male e sulla morte. Questa fede, questa fiducia, lo porterà a sfidare il mondo, a sfidare le ricompense e gli onori terreni che non durano. Tutto questo avrà poco valore per lui. La sua pace deriva dal rapporto fiducioso con Dio; egli mette la sua vita nelle mani di Dio. Questi sono i mille anni di pace con Cristo che i credenti sperimentano in ogni tempo; non sono mille anni terreni, perché Gesù spiega agli apostoli che non appartengono al mondo:
Vi lascio la pace, vi do la mia pace; non ve la do alla maniera del mondo (Gv 14,27).
Se il mondo vi odia, sappiate che prima ha odiato me. Se apparteneste al mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo. Ma voi non appartenete al mondo, perché io vi ho scelti dal mondo; per questo il mondo vi odia. (Giovanni 15, 18-19)
I Padri della Chiesa citano spesso il versetto 4 del Salmo 90: “Ai tuoi occhi mille anni sono come ieri; è un giorno che passa, un’ora nella notte” e anche le parole dello stesso San Pietro:
Una cosa non deve sfuggirvi: per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno. (2 Pietro 3:8)
San Cesario di Arles, nella sua omelia 13 sull’Apocalisse, lo spiega:
Quando [nell’Apocalisse] si dice che gli uomini devono essere radunati per il grande giorno, questo grande giorno rappresenta tutto il tempo che intercorre dalla passione del Signore fino alla fine del mondo.
Il periodo di mille anni indica quindi il tempo inaugurato dalla risurrezione di Cristo e dal dono dello Spirito Santo a Pentecoste. Infatti, quando San Luca ci parla della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli il giorno di Pentecoste, dice quanto segue:
16 Ma ciò che sta per accadere è stato predetto dal profeta Gioele:
17 Accadrà negli ultimi giorni, dice Dio, che io effonderò il mio Spirito su ogni creatura: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani vedranno visioni e i vostri anziani faranno sogni.
18 Anche sui miei servi e sulle mie ancelle effonderò il mio Spirito in quei giorni ed essi profetizzeranno.
19 Farò prodigi nel cielo sopra di me e segni sulla terra sotto di me: sangue, fuoco, nuvola di fumo.
20 Il sole si trasformerà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, un giorno grande e chiaro.
21 Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato (Atti degli Apostoli 2, 16-21).
La profezia di Gioele parla degli ultimi giorni, e questi ultimi giorni sono iniziati il giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la risurrezione di Cristo. Infatti, il piano di Dio, l’opera dei sei giorni della creazione, si è compiuto con la morte di Gesù sulla croce: in quel momento, il suo Spirito di vita eterna è stato offerto all’umanità ed è stato versato sugli apostoli il giorno di Pentecoste per essere trasmesso agli uomini. Ancora oggi, il dono dello Spirito Santo continua a essere trasmesso all’umanità dai successori degli apostoli e ogni volta compie il gesto creativo. L’uomo è ricreato dal dono dello Spirito, nasce a una vita nuova, alla vita eterna di un rapporto filiale con Dio. La Chiesa continua quindi a compiere l’opera creativa di Cristo riversando il suo Spirito su tutti gli uomini. Il giorno in cui il battezzato nasce a vita nuova è il giorno dei mille anni, il tempo in cui vive con Cristo.
Il battezzato entra spiritualmente nel regno di Dio aderendo alla vita divina. Mentre è sulla terra, vive un tempo di unione con Dio nella relazione filiale che gli viene offerta. Questo tempo è chiamato “mille anni” perché è già la premessa della vita eterna in cui siamo entrati attraverso il battesimo. Nel capitolo 6 della lettera ai Romani, San Paolo spiega che attraverso il battesimo siamo uniti a Gesù Cristo e, essendo morti con lui al peccato, partecipiamo alla sua risurrezione. Purtroppo, come nella vita di Gesù, l’unione con Dio darà luogo anche a odio, gelosia e persecuzione, come Gesù aveva predetto agli apostoli: moriranno tutti martiri. Ora, la parola martire significa testimone, testimone dell’amore di Dio. Questa testimonianza può essere offerta al mondo dal giusto innocente che sopporta la persecuzione, ma questa testimonianza può anche rivelarsi nell’offerta silenziosa della propria vita vissuta nell’amore per il prossimo, per la propria famiglia, per i propri figli, per i propri amici e per i propri nemici nella vita quotidiana. In questa testimonianza, dobbiamo essere fedeli fino in fondo, fiduciosi fino alla fine, cioè fiduciosi nelle prove, perché il giusto scatena gelosie, invidie e rivalità suo malgrado. Ed è per questo che l’Apocalisse annuncia che nella vita di ogni giusto, questo tempo di prima resurrezione, che è dato dalla scoperta di una vita in profonda comunione con Dio Creatore, sarà portato a termine anche dallo scatenamento finale del diavolo, del nemico, perché questo non può non provocare attacchi e persecuzioni. Tutti noi in questo mondo siamo messi alla prova, siamo costantemente di fronte a scelte: per il bene e l’amore del prossimo o per il proprio profitto a scapito degli altri. Ma ogni vita è sacra e il principio per cui Gesù è stato condannato a morte, il principio per cui un uomo giusto è stato lasciato morire, non può mai essere accettabile:
Allora uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: “Voi non capite, non vedete ciò che è nel vostro interesse: è meglio che un solo uomo muoia per il popolo e che tutta la nazione non perisca”. (Giovanni 11, 50)
Ogni vita è sacra e l’ingiustizia non può essere accettata con nessun pretesto o motivo. Il rispetto per la vita deve essere esercitato fino in fondo nei confronti di ogni forma di vita: dal feto a chi è prossimo alla fine della vita, in coma o in età avanzata, indigente, impotente o povero. Danneggiare la vita ci esclude dalla vita. Appropriarsi dei beni di questo mondo a spese degli altri ci esclude dalla comunione con gli altri, dalla fonte della gioia, dalla fonte della vita. Il fine non giustifica i mezzi. Accettare il male, grande o piccolo che sia, significa tagliarsi fuori dalla vita. Gesù ha detto in Luca 16:13: “Nessun servo può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o si attaccherà all’uno e disprezzerà l’altro. Non si può servire Dio e il denaro allo stesso tempo. L’adesione alla vita deve essere totale. Accettare il male significa allontanarsi dalla vita. L’esperienza del male è un tormento per l’essere umano e l’unica via d’uscita è il pentimento e la richiesta di perdono; tutto il male deve essere rifiutato, per poter abbracciare la vita.
I Padri della Chiesa ci hanno dato anche una regola di vita per quanto riguarda il nostro atteggiamento nei confronti dei beni effimeri di questo mondo: consideratevi come amministratori dei beni di questo mondo. Coloro che possiedono i beni, come se non li possedessero, ma li gestissero per il bene di tutti. Appropriarsi di qualcosa per sé, a scapito degli altri, significa appropriarsi dell’albero della vita, rubarlo, rompere il rapporto di fiducia e di amore, preferire la propria vita a quella degli altri, invece di condividere e conservare la vita di tutto il corpo essendo una delle sue membra. “Chi ama la propria vita la perde; chi se ne separa in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25), ci dice Gesù. La vita eterna è la comunione d’amore tra le membra di uno stesso corpo, l’amore fraterno che unisce le persone e diventa fonte inesauribile di vita e di gioia, dove ognuno è fonte di gioia e di amore per l’altro. Cercare questa comunione, accogliere questa vita come dono di Dio, accogliere la presenza di Dio in ognuno significa entrare nella vita eterna già sulla terra. Questo si esprime e si realizza nel battesimo, dove si accoglie nuovamente la fonte del paradiso terrestre in sé, si accoglie la vita come dono di Dio, si contempla l’albero della vita dove Cristo è crocifisso e si vede in esso il dono dell’amore di Dio offerto alla moltitudine; si vede il sangue e l’acqua che sgorgano dal suo fianco. “Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita per riceverla di nuovo. Nessuno può togliermela: io la do da me stesso. Ho il potere di darla, ma ho anche il potere di riceverla di nuovo: questo è il comandamento che ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10,18), ci dice Gesù prima di essere arrestato, e con queste parole esprime l’amore eterno che Dio ha per noi, l’amore che offre a tutti i suoi figli. Chi prende la vita del prossimo per sé, per il proprio profitto, chi la sfrutta e se ne appropria, si priva allo stesso tempo di questa fonte di vita, della possibilità di scoprire la gioia e la pace nell’amore del prossimo. Basta riconoscere ciò che abbiamo già ricevuto, riconoscere l’amore con cui siamo amati e attingere nuovamente al Suo perdono, al dono rinnovato ed eterno, per tornare a Lui.
Questa è la prima resurrezione di cui parla l’Apocalisse, l’ingresso nella vita eterna, nell’amore di Dio e del prossimo attraverso il battesimo e l’accettazione della vita e del perdono di Dio su questa terra. Mille anni sono come un giorno per Dio, mille anni in Dio sono come un soffio, un momento di felicità eterna. Quindi i mille anni di cui parla l’Apocalisse non vanno intesi come anni composti da 365 giorni, ma come il tempo della vita di ciascuno con Dio su questa terra, il tempo di una vita rinnovata dal battesimo e dal rapporto fiducioso e filiale ritrovato con Dio. Significa entrare nell’eternità di Dio ora, riscoprendo la sua presenza nel prossimo, che accogliamo come nostro fratello e sorella. Allora il regno di Dio, Gesù il Cristo, scende nei nostri cuori e ci introduce alla comunione e alla gioia eterna, anche se questa è ancora segnata dalla morte, dalla persecuzione e dal male. San Paolo ci parla di questa comunione con Cristo:
Che cosa, dunque, può separarci dall’amore di Cristo? L’afflizione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la povertà, il pericolo, la spada? Sta scritto infatti: Per amor tuo siamo continuamente scannati, trattati come pecore da macello. Ma in tutto questo noi siamo i grandi vincitori, grazie a Colui che ci ha amato. Di questo sono certo: né la morte né la vita, né gli angeli né i principati del cielo, né il presente né il futuro, né le potenze né le altezze né le profondità, né alcun’altra creatura, potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Lettera di San Paolo ai Romani 8, 35-39)
Partecipiamo alla sua vittoria sul male, una vittoria che si ottiene ogni volta che mostriamo il suo volto di misericordia ai nostri persecutori, ai nostri nemici, ogni volta che perdoniamo 70 volte 7 volte, portiamo un riflesso del suo amore in questo mondo e la vittoria sul male si ottiene anche in noi, perché il male, la vendetta e l’odio non vincono il nostro cuore. Quando non rispondiamo al male con il male, all’offesa con l’offesa, è la vittoria di Cristo che si manifesta in noi, il nemico dell’uomo, il male, è sconfitto e non ha più alcun potere su di noi. “Rimanete in me, come io in voi” (Gv 15,4), ci dice Gesù, lui è la vite, noi i tralci, il Padre è il vignaiolo e ci fa gustare il frutto della vite, riempie il nostro calice di amore.
Ma questa gloria, che rivela al mondo l’amore di Dio che abita in noi, si rivela nelle nostre prove: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20).
La parabola della vite, dei tralci e del vignaiolo riassume l’intera vita umana, rivelandoci come rimanere in Dio affinché la nostra gioia sia perfetta e come il vignaiolo ci porti a portare frutto (La parabola della vite).
Il tempo in cui Dio permette al diavolo di agire e mettere alla prova i suoi fedeli è legato al tempo della passione di Cristo sulla croce.
25 Era l’ora terza (cioè le nove del mattino) quando fu crocifisso.
…
33 Quando giunse l’ora sesta (cioè il mezzogiorno), tutta la terra si oscurò fino all’ora nona.
34 E all’ora nona Gesù disse a gran voce: “Eloi, Eloi, lema sabactani? “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” (Marco 15, 25.33).
Il tempo in cui le forze del male si scatenano contro di lui diventa anche, in proporzione, il tempo in cui ogni fedele, in cui la Chiesa è perseguitata. Così, nella vita del Regno di Dio sulla terra, cioè in questo tempo di amore e di comunione con Dio e con il prossimo, c’è anche il tempo in cui il diavolo si scatena, quando agendo contro i giusti, rivela il suo vero volto. Ed è condannando i giusti che condanna se stesso (vedi l’articolo Il calice, il giudizio), che si separa dalla fonte della vita.
Ora, il Vangelo ci mostra che il male, il diavolo e i nemici di Gesù non possono fare nulla contro di lui, finché lui non glielo permette. Il diavolo non può opporsi a Gesù e chiede di essere risparmiato, di fuggire. Coloro che vogliono danneggiare la vita di Gesù non possono farlo. A Nazareth, per esempio, la folla voleva gettarlo dalla rupe, ma non poteva, perché non era ancora giunta la sua ora. E Gesù passò in mezzo a loro senza che nessuno lo toccasse. Ma quando venne l’ora, fu Gesù stesso a ordinare a Giuda di fare ciò che doveva fare, e il diavolo entrò in lui. Fu Gesù a dare il permesso, a lasciare il diavolo libero di agire contro di lui, affinché il suo amore per gli uomini potesse essere rivelato al mondo. Accetta liberamente di subire la passione, di essere crocifisso. È allora che si compie il Salmo “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. È vero che Dio lascia le forze del male libere di scatenarsi contro i giusti. Ma questo salmo non ci parla di disperazione; al contrario, è un salmo di fiducia. Infatti, questo salmo viene solitamente recitato al momento della morte o in presenza del defunto, perché i versetti che seguono ci parlano della certezza della risurrezione: “Mi hai risposto! (C’è dunque un momento in cui siamo abbandonati alla morte e dobbiamo mettere il nostro spirito nelle mani di Dio, come ha fatto Gesù: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” (Lc 23, 46). C’è un momento in cui lasciamo che la morte si avvicini, in cui ci arrendiamo e in cui possiamo anche percepire questo come una resa da parte di Dio. Ma allo stesso tempo siamo chiamati a proclamare la nostra fede, come il vecchio Samuele che disse: “Ora, o sovrano Maestro, puoi lasciare andare in pace il tuo servo” (Luca 2, 29). In realtà, il nostro spirito riposa in Dio; lo consegniamo a lui con fiducia, ed egli lo preserverà dalla morte e lo condurrà alle sorgenti della vita, alle acque della vita, come dice il Salmo 23, 1-3: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Mi fa riposare in pascoli verdi. Mi conduce accanto ad acque tranquille e mi fa rivivere” e al versetto 4: “Anche se camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me”. In questo modo, Gesù percorre il cammino dei giusti, consegnati alla morte, ma recitando la preghiera del Salmo nel momento in cui i suoi nemici si accaniscono contro di lui, testimonia la sua fiducia nella risposta di Dio, che gli risponde e lo risuscita dalla morte e rivela al mondo la sua giustizia, chiamando a raccolta tutte le nazioni. (Si veda tutto il Salmo 22, che descrive dettagliatamente la passione di Cristo, ma anche la risposta e la salvezza offerta da Dio).
Con il battesimo, poi, i fedeli partecipano alla morte e alla risurrezione di Cristo ed entrano nell’eternità di Dio, rappresentata dai mille anni, ma sono ancora qui sulla terra, esposti agli attacchi del diavolo e del nemico, che mettono alla prova il loro amore per Dio e per il prossimo, Infine, coloro che non credono nell’amore avranno la prova dell’amore, lo vedranno davanti ai loro occhi, nonostante il male che gli fanno, apparirà loro un volto di misericordia e di perdono. Questo tempo di mille anni è infatti il tempo in cui, attraverso il battesimo, siamo già risorti con Cristo, già entrati nella vita eterna, condividiamo la sua vittoria sul male e, poiché siamo ancora sulla terra, siamo soggetti agli attacchi del male, proprio come Cristo fu consegnato alla sua passione. Ma come lui, forti del suo spirito, non cediamo all’odio o alla vendetta, e il male e la morte non possono trionfare, non possono raggiungere i nostri cuori. Allora ci sarà anche la risurrezione dei morti, dei corpi, e questa vittoria sarà sfolgorante agli occhi di tutti, e coloro che hanno accolto il dono e il regalo di Dio siederanno alla sua destra. La parola sedere significa che il giusto è diventato giudice, un giudice che accoglie il pentimento e le richieste di perdono, un giudice che mostra misericordia e la cui condanna è solo la conseguenza della scelta di chi si ostina ad opporsi a lui e non accetta il suo amore e la sua clemenza, perché il suo perdono è sempre offerto. Gesù dice agli apostoli che siederanno con lui (Matteo 24,21) e annuncia anche che i giusti, coloro che si sono pentiti, governeranno e giudicheranno la terra.
Testi dei Padri
Tyconius, Commentaire de l’Apocalypse, Introduction, traduction et notes par Roger Gryson, Brépols, 2011, p.203-204, n.20 :
Per chiarire cosa sono questi mille anni, aggiunge: “Questa è la prima risurrezione”, ovviamente quella che ci riporta alla vita attraverso il battesimo, come dice l’apostolo: “Se siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù” (Colossesi 3,2), e ancora: “Come esseri viventi risuscitati dai morti” (Romani 6,13). Il peccato, infatti, è morte, come dice lo stesso apostolo: “Mentre eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati” (Efesini 2:1). Come c’è una prima morte nella vita presente, a causa dei peccati, così c’è anche una prima risurrezione nella vita presente, grazie al perdono dei peccati.
Agostino, La città di Dio 20, 6, 2 (Bibliothèque Augustinienne vol. 37, p. 209-211):
Ci sono dunque due rigenerazioni, e ne abbiamo già parlato sopra: una secondo la fede che si realizza ora con il battesimo, l’altra secondo la carne che si realizzerà nell’incorruttibilità e nell’immortalità con il grande e ultimo giudizio; così ci sono anche due risurrezioni: l’altra “seconda”, che non è di adesso, ma avverrà alla fine dei tempi; non è quella delle anime, ma dei corpi, e con l’ultimo giudizio manda alcuni nella seconda morte, altri nella vita che è libera dalla morte.
Agostino, Omelie sul Vangelo di San Giovanni 19, 13 (Bibliothèque Augustinienne vol. 72, p. 198-199):
“Che ne è di te, o anima? Eri morta, avevi perso la vita; ascolta il Padre che parla per mezzo del Figlio. Alzati e ricevi la vita, affinché la vita che non hai in te ti sia data in colui che ha la vita in sé. Così è dal Padre e dal Figlio che la vita viene a voi; allora avviene la prima risurrezione, quando risorgete per partecipare alla vita che non avete, e attraverso questa condivisione diventate vivi. Risorgi dalla tua morte alla tua vita, che è il tuo Dio, e passi dalla morte alla vita eterna”.
Agostino, Città di Dio, libro 20, capitolo 7:
Lo stesso evangelista parla di queste due risurrezioni nella sua Apocalisse, ma in modo tale che alcuni di noi, non avendo capito la prima, si sono abbandonati a visioni ridicole. Ecco cosa dice l’apostolo Giovanni: “Vidi un angelo che scendeva dal cielo, aveva la chiave del pozzo senza fondo e una catena in mano; e prese il drago, quel vecchio serpente che è chiamato Diavolo e Satana, e lo legò per mille anni. Lo gettò nel pozzo senza fondo, lo chiuse e lo sigillò, affinché non ingannasse più le nazioni, finché non fossero compiuti i mille anni. Vidi anche dei troni e delle persone sedute su di essi, alle quali fu dato il potere di giudicare; con loro le anime di coloro che furono uccisi per la loro testimonianza a Gesù e per la parola di Dio, e tutti coloro che non adorarono la bestia o la sua immagine, né ricevettero il suo marchio sulla fronte o nelle mani; ed essi regnarono con Gesù per mille anni. Gli altri non vissero fino alla fine dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che vi partecipa! La seconda morte non avrà potere su di loro, ma saranno sacerdoti di Dio e di Gesù Cristo e regneranno con lui per mille anni” (Ap 20, 1-5). Coloro ai quali queste parole hanno dato motivo di credere che la prima risurrezione sarà corporea, hanno adottato questa opinione soprattutto a causa del numero di mille anni, pensando che tutto questo tempo debba essere come il sabato dei santi, dove si riposeranno dopo le fatiche di seimila anni che saranno trascorsi da quando l’uomo è stato creato e gettato dalla felicità del paradiso alle miserie della vita mortale, così che, secondo il detto: “Davanti a Dio un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno” (2 Pietro 3,8), essendo trascorsi seimila anni come sei giorni, il settimo, cioè gli ultimi mille anni, servirà da sabato per i santi che saranno risorti per celebrarlo. Tutto questo sarebbe ammissibile fino a un certo punto, se si credesse che durante questo sabato i santi godranno di alcune delizie spirituali, grazie alla presenza del Salvatore, e io stesso un tempo ero di questo avviso (cfr. Sermone 259). Ma poiché coloro che lo adottano dicono che i santi saranno in festa continua, solo le anime carnali possono essere della loro opinione. È per questo che gli spiritualisti hanno dato loro il nome di chiliastes (Kiliastas), da una parola greca che può essere tradotta letteralmente come millenni. Sarebbe troppo lungo confutarli in dettaglio; preferisco mostrare come vanno intese queste parole dell’Apocalisse.
Il Signore Gesù Cristo stesso ha detto: “Nessuno può entrare in casa dell’uomo forte e portargli via i suoi beni se prima non lo lega” (Marco 3:27). Con l’uomo forte si intende il diavolo, perché ha soggiogato il genere umano, e con i suoi beni i fedeli, che egli ha condannato all’empietà e al crimine. È per legare quest’uomo forte che San Giovanni, secondo l’Apocalisse, vide scendere dal cielo un angelo con la chiave dell’abisso e la catena. Egli prese il drago, quel vecchio serpente che noi chiamiamo diavolo e Satana, e lo legò per mille anni, cioè gli impedì di sedurre e soggiogare coloro che dovevano essere liberati. I mille anni possono essere intesi in due modi: o perché queste cose avvengono negli ultimi mille anni, cioè nel sesto millennio, i cui ultimi anni stanno passando per essere seguiti dal sabato che non ha sera, cioè dal riposo dei santi che non avrà mai fine, cosicché la Scrittura chiama qui mille anni l’ultima parte di questo tempo, prendendo la parte per il tutto; – oppure usa questo numero per l’intera durata del mondo, impiegando così un numero perfetto per segnare la pienezza del tempo. Il numero mille è il cubo di dieci, dieci volte dieci fa cento, ma questa è una figura piana e per renderla solida bisogna moltiplicare cento per dieci e questo fa mille. Inoltre, se la Scrittura usa il cento per un numero indefinito, come quando Nostro Signore promette a chi lascia tutto per seguirlo che “riceverà il centuplo da questa vita” (Mt 19,29; Mc 10,30), cosa che l’Apostolo esprime dicendo che il vero cristiano possiede tutto, anche se sembra che non abbia nulla (2 Cor 6,10), secondo le parole ancora: “Il mondo è il tesoro del fedele” (Proverbi 17,7 secondo la traslitterazione dei LXX), quanto più deve essere il cento a fare il cento. E questo è il miglior significato che si possa dare alle parole del salmo: “Egli si è sempre ricordato della sua alleanza e della promessa fatta per mille generazioni” (Sal 105,8), cioè per tutte le generazioni.
Agostino, La città di Dio, libro 20, 9, 1 (Bibliothèque Augustinienne vol. 37, p. 235):
“Perciò ora anche la Chiesa è il regno di Cristo e il regno dei cieli”.
Agostino, Città di Dio, libro 20, 9, 2 (Bibliothèque Augustinienne vol. 37, p. 237) :
Infatti le anime dei giusti alla morte non sono separate dalla Chiesa, che d’ora in poi è il regno di Cristo. Altrimenti non sarebbero ricordate all’altare di Dio in comunione con il corpo di Cristo.
Agostino, La città di Dio, libro 20, 13 (Bibliothèque Augustinienne vol. 37, p. 255):
Così, in questi tre anni e mezzo, le anime di coloro che sono stati messi a morte per la testimonianza di Cristo, coloro che avranno precedentemente lasciato i loro corpi e coloro che li lasceranno durante questa ultimissima persecuzione, regneranno con lui fino a quando questa età mortale sarà terminata e sarà passata a quel regno dove non ci sarà più la morte.
Agostino, La città di Dio, libro 20, 7, 2 (Bibliothèque Augustinienne vol. 37, p. 214):
O forse [San Giovanni] ha usato mille anni per tutti gli anni di questo secolo, allo scopo di segnare con un numero perfetto la pienezza del tempo. Il numero mille è il cubo di dieci, dieci volte dieci è cento; ma questa è una figura piana, e per renderla solida bisogna moltiplicare cento per dieci, e questo fa mille. (…) Questo è dunque il significato migliore che si può dare alle parole del salmo: “Egli si è sempre ricordato della sua alleanza e della promessa che ha fatto per mille generazioni”; cioè per tutte le generazioni.
Cesario di Arles, Omelia 18 in L’Apocalypse expliquée par Césaire d’Arles, Les Pères dans la foi, DDB, 1989, Paris, p.144-145-149 :
La sposa dell’Agnello è la Chiesa. “E le fu dato di vestirsi di lino fine, splendente e puro” (Ap 19, 8). Infatti, il lino fine “è costituito dalle opere buone dei santi” (Ap 19,8); gli è stato dato di rivestirsi delle sue opere, come sta scritto: “I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia” (Sal 131,9). Tutti questi”, dice, “sono vissuti e hanno regnato con Cristo mille anni” (Ap 20,4), cioè nell’età presente. E dice giustamente: tutti i superstiti e le anime dei santi, cioè coloro che vivono ancora in questo mondo e coloro che hanno già lasciato questa vita e regnano con Cristo. Ha detto: “Hanno regnato”, al tempo perfetto, come in “Hanno diviso le mie vesti tra loro” (Sal 21,19), perché avrebbe dovuto dire: “Regneranno”. Infatti, per mostrare che questi mille anni sono in questa vita, dice: “Questa è la prima risurrezione” (Ap 20,5). Questa è la risurrezione in cui siamo risorti con il battesimo, come dice l’Apostolo: “Se siete stati risuscitati con Cristo, non cercate di essere battezzati”.
L’Apostolo dice: “Se siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù” (Col 3,1), e ancora: “come coloro che sono vivi e sono usciti dalla morte” (Rm 6,13). Il peccato è morte, come dice l’Apostolo: “Eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati” (Ef 2,1). E così come la prima morte in questa vita è la morte per il peccato, la prima risurrezione in questa vita è il perdono dei peccati. “Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Cioè, chi avrà conservato ciò a cui è rinato nel battesimo. “La seconda morte non ha potere su di lui”, cioè non soffrirà il tormento eterno. “Ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui mille anni”. Mentre scriveva questo, lo Spirito gli ha rivelato che la Chiesa avrebbe regnato mille anni in questa epoca fino alla fine del mondo. È chiaro che non dobbiamo dubitare del regno eterno, quando anche nel tempo presente i santi regnano. Anzi, si dice che regnano coloro che, con l’aiuto di Dio, conducono bene se stessi e gli altri, anche in mezzo alle prove del mondo. Quando dice che regnarono mille anni, intende il tempo presente, durante il quale si dice giustamente che i santi regnano, perché con l’aiuto di Dio si comportano in modo tale da non poter essere vinti dal peccato. E per dimostrarlo chiaramente, continua: “Questa è la prima risurrezione” (Ap 20,5). Infatti, come la prima morte in questa vita è la morte per il peccato, così la prima risurrezione avviene attraverso il perdono dei peccati. “Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione” (Ap 20), cioè colui che ha conservato ciò che ha ricevuto rinascendo attraverso il battesimo. Ma quando dice che la Chiesa regnerà mille anni, intende dire in questo tempo fino alla fine del mondo. Da ciò risulta chiaro che non dobbiamo dubitare del regno eterno: anche nel tempo presente i santi regnano. Anzi, si dice giustamente che regnano coloro che, con l’aiuto di Dio, guidano bene se stessi e guidano gli altri anche in mezzo alle prove del mondo.
San Tommaso d’Aquino conferma il valore dell’interpretazione di Agostino nel suo Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo. Il testo qui riportato è tradotto in francese da J. Ménard e pubblicato sul sito dell’Institut Docteur Angélique:
Libro 4, distinzione 43, questione 1, articolo 3, quaestiuncula 1 e 2: In occasione di queste parole, come racconta Agostino ne La città di Dio, libro 20, alcuni eretici affermavano che doveva avvenire una prima resurrezione dei morti, affinché potessero regnare mille anni con Cristo sulla terra. Erano perciò chiamati chiliasti o millenaristi. Agostino mostra nello stesso luogo che queste parole vanno intese in modo diverso, cioè come riferite alla risurrezione spirituale con cui gli uomini vengono risuscitati dai loro peccati per dono di grazia. Ma la seconda risurrezione è quella dei corpi. Ora, la Chiesa è chiamata regno di Dio: in essa, non solo i martiri regnano con lui, ma anche gli altri eletti, in modo che il tutto sia compreso dalla parte. O tutti regnano con Cristo nella gloria. Ma viene fatta una menzione speciale dei martiri, perché essi regnano soprattutto una volta morti, loro che hanno combattuto fino alla morte per la verità. Ora, il numero mille non indica un numero specifico, ma designa la totalità del tempo che ora esiste, durante il quale i santi regnano con Cristo, perché il numero mille designa l’universalità più del numero cento, perché il numero cento è formato dalla ripetizione della decina, mentre il numero mille deriva dalla moltiplicazione di dieci per dieci per dieci. Allo stesso modo, il Sal 104,8 dice: … il comandamento che egli ha dato per mille generazioni, cioè per tutte le generazioni.
Come dice Agostino nel Libro delle 83 questioni, l’età finale dell’umanità, che inizia con la venuta del Signore e termina alla fine del secolo, è incerta per quanto riguarda il numero di generazioni contate, così come la vecchiaia stessa, che è l’età finale dell’uomo, non ha un tempo determinato secondo la misura delle altre [età], poiché a volte ha da sola tanto tempo quanto le altre età. La ragione di ciò è che il numero determinato del tempo a venire può essere conosciuto solo dalla rivelazione o dalla ragione naturale. Ora, il tempo che precede la risurrezione non si può contare con la ragione naturale, perché la risurrezione e la fine del movimento del cielo avverranno nello stesso momento, come è stato detto. Ora, il numero di tutto ciò che è previsto come prossimo dalla ragione naturale, secondo un tempo determinato, è preso dal movimento. Ma la fine del movimento del cielo non può essere conosciuta dal suo movimento, perché, essendo questo circolare, per sua natura può durare in eterno. Perciò non si può contare il tempo che intercorrerà fino alla risurrezione. Né può essere conosciuto per rivelazione, affinché tutti siano sempre attenti e preparati all’arrivo di Cristo. Per questo motivo, [il Signore] rispose ai suoi discepoli quando lo interrogarono al riguardo (At 1,7): Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha stabilito con la propria autorità”. Con questo, come dice Agostino ne La città di Dio, libro 18, egli ha annullato il calcolo di tutti coloro che contavano sulle dita e ordina loro di smettere. Infatti, poiché non ha voluto indicare questo agli apostoli, non lo rivelerà ad altri. Così tutti coloro che volevano contare il tempo in questione si trovarono a parlare falsamente. Infatti, come dice Agostino nello stesso luogo, alcuni dicevano che potevano passare quaranta anni tra l’ascensione del Signore e la sua venuta finale, altri cinquanta, altri mille: la loro falsità è manifesta. Allo stesso modo, sarà manifesta la falsità di coloro che non smettono mai di contare.
San Tommaso d’Aquino, Summa contra Gentiles:
Libro 4, domanda 83: Per quanto riguarda le parole dell‘Apocalisse sui mille anni e la prima risurrezione dei martiri, dobbiamo intendere questa risurrezione come la risurrezione delle anime, risorte dal peccato. Questo è il significato delle parole di San Paolo agli Efesini: Risorgete dai morti e Cristo vi illuminerà. I mille anni significano il tempo della Chiesa, durante il quale i martiri, insieme agli altri santi, regneranno con Cristo, sia nella Chiesa di quaggiù, chiamata Regno di Dio, sia nella patria celeste per quanto riguarda le anime.
Vedi anche l’articolo I 3 tempi dell’Apocalisse
San Tommaso d’Aquino, Trattato degli articoli di fede:
Prima parte, articolo 5: Il sesto errore è quello di Cerinto, che afferma che dopo la risurrezione ci sarà sulla terra un regno di mille anni, durante il quale gli uomini avranno i piaceri carnali del ventre e della voluttà. San Matteo insegna contro di loro, cap. 22, 30: “che dopo la risurrezione non si sposeranno né saranno sposati”. C’è anche chi ha detto che, dopo la risurrezione dei morti, il mondo rimarrà nello stesso stato in cui si trova attualmente. Contro di loro è scritto nell’Apocalisse, cap. 21, 1: “Ho visto un cielo nuovo e una terra nuova”.
San Tommaso d’Aquino, Commento alla prima lettera ai Corinzi:
Così l’apostolo dice che tutti noi saremo risuscitati, ma come? In un attimo (1 Cor 52); e con questa espressione confuta l’errore di coloro che pensano che la risurrezione non avverrà contemporaneamente per tutti. Essi dicono che i martiri risorgeranno prima degli altri per mille anni; che Gesù Cristo poi scenderà con loro e possiederà con loro un regno temporale a Gerusalemme per mille anni. Questa era l’opinione di Lattanzio. La sua falsità è evidente, perché tutti risorgeremo in un attimo, in un batter d’occhio. Questo passo distrugge anche un altro errore dello stesso Lattanzio, che sosteneva che il giudizio sarebbe durato per un intervallo di mille anni. Questa opinione è ancora falsa, poiché allora non ci sarà un intervallo di tempo misurabile, ma il giudizio durerà in un attimo, ecc.
Per un’ampia trattazione del tema del millenarismo, si veda la tesi di dottorato di Cyril Pasquier, Approches du millénium Une christologie de l’histoire, Università di Friburgo, 2018.