Il fuoco

Questo articolo è un approfondimento dell’articolo Le immagini della realtà spirituale nell’Apocalisse.

Tra le immagini che il Libro dell’Apocalisse ci offre del dono della vita di Cristo c’è quella del fuoco. Gesù dice: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra”. Questo fuoco è il fuoco dell’amore, dello Spirito d’amore di Dio che incendiò gli apostoli nei giorni di Pentecoste, quando ricevettero il dono dello Spirito, che apparve sotto forma di fiamme che scesero sul capo degli apostoli. Questo fuoco è anche quello che si celebra a Pasqua, quando Cristo risorto offre la sua vittoria sulla morte a tutti i battezzati e ognuno accende la propria candela sul cero che rappresenta Cristo. Questa candela è quella affidata ai neobattezzati il giorno del battesimo, perché Gesù ci dice:

Amen, amen, vi dico: chi crede in me farà le opere che io faccio. E ne farà di più grandi, perché io vado al Padre e tutto quello che chiederete nel mio nome, lo farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio” (Giovanni 14, 12-13).

Questo fuoco è dunque un’immagine dell’amore che accende i nostri cuori, che illumina la terra attraverso tutti coloro che testimoniano questo amore, che lo rendono visibile attraverso il modo in cui guardano il prossimo: i giusti sono un riflesso dell’amore di Dio per tutti, ed è a loro che Dio ha affidato il compito di diffondere il suo amore sulla terra, di renderlo visibile e concreto, offrendolo a ciascuna delle sue creature. Ma, allo stesso tempo, questo fuoco può essere fonte di sofferenza per coloro che hanno disprezzato l’amore. Quando ci pentiamo del male perpetrato contro il nostro prossimo, questo rammarico costituisce un tormento paragonabile a un rogo, se non siamo noi stessi una candela che arde d’amore e illumina gli altri, il fuoco dell’amore che non è accolto in noi, e che ci trasforma, ha l’effetto di bruciare. Il rimpianto, il pentimento per le nostre colpe, può portarci a chiedere perdono su questa terra, così il fuoco ci brucia per un po’ finché non troviamo il perdono e la pace. Ma dopo la morte sulla terra, è troppo tardi per cogliere l’opportunità di pentirsi, di chiedere perdono a coloro che abbiamo perseguitato, umiliato e disprezzato, così questo fuoco diventa un tormento eterno alla resurrezione dei morti.
Così l’Apocalisse, ma anche il Vangelo e le lettere degli apostoli ci parlano di una prima risurrezione dei giusti, a significare l’opportunità che viene offerta a ciascuno di noi di perdonare le proprie colpe, di pentirsi e di essere ricreati, di nascere a una nuova vita di risurrezione attraverso il battesimo. Qui si parla di una morte spirituale, dove il male commesso contro il prossimo e contro Dio provoca una morte spirituale che blocca la luce, che ci impedisce di gustare la fonte di vita e di gioia che consiste nell’amore di Dio e delle sue creature, il nostro prossimo. Questa è la prima morte, di natura spirituale, dalla quale possiamo risorgere chiedendo perdono dei nostri peccati, attraverso il bagno del battesimo, ed entrare così già ora su questa terra nella vita eterna, nel regno dove viviamo in profonda comunione con Dio e con il prossimo, animati dallo stesso amore, come membra di uno stesso corpo. Ma l’Apocalisse, i Vangeli e gli Apostoli ci avvertono della seconda morte, che avverrà al momento della resurrezione dei corpi di tutti coloro che usciranno dai sepolcri e ai quali sarà rivelata la realtà delle loro colpe, che li separeranno da questa comunione, dalla vita eterna, dall’amore dei fratelli. Allora il dolore del rimpianto per le proprie azioni sarà un fuoco che non si propagherà, un amore che dovranno affrontare per sempre e al quale non avranno aperto la porta del loro cuore.

2 Corinzi 2:15-16:

 “Noi infatti siamo per Dio il buon odore di Cristo, sia tra coloro che accettano la salvezza sia tra coloro che vanno incontro alla loro rovina; per alcuni è un profumo di morte che conduce alla morte; per altri è un profumo di vita che conduce alla vita”.

Tyconius, Commentary on the Apocalypse, translated and annotated by Roger Gryson, Brepols, 2011, p. 175 n.23, su Ap 15, 2:

“E vidi come un mare di vetro”, cioè il fonte battesimale perfettamente trasparente, “misto a fuoco” (Ap 15, 2), cioè lo Spirito o la prova. Il fuoco, infatti, significa sia lo Spirito Santo che la prova, come è scritto: “I vasi del vasaio sono provati dalla fornace, e i giusti dalla prova della tribolazione” (Siracide 27:6).